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lunedì 16 marzo 2015

La ragazza di vetro

Ci sono dei giorni in cui non riesco a parlare. Mi sembra di avere la lingua attaccata al palato, le labbra troppo pesanti per muoverle in modo sufficientemente veloce e accattivante.
Sento di avere i riflessi rallentati, la testa chiusa e confusa. Non mi ricordo come si sorride, né come si sostiene una conversazione.

Ma nella mia mente, i pensieri fluiscono veloci come non mai. Non sono fruibili, purtroppo. Nel senso che se lo dicessi ad alta voce, risulterebbero completamente oscuri e fuori contesto. Li devo tenere per me, lo sento.

Ci sono dei giorni in cui stacco la spina dal mondo, involontariamente, sin dal momento in cui metto i piedi appena usciti dalle coperte nelle ciabatte. Non parlo nemmeno da sola. È come se mi mancasse la forza.

Guardo il mondo scorrere sotto i miei occhi, sento le voci di chi vi è saldamente radicato, e intrattiene relazioni con esso e con chi vi abita. Vedo i sorrisi, percepisco i contatti, sento le battute scherzose e i toni un po' più alti. Sento il freddo, il caldo, il bagnato della pioggia. Cammino come sospinta da una forza che non conosco.

Ci sono dei giorni in cui mi sento immobile e fragile. Una persiana abbassata sulla finestra del mondo.

Oggi è uno di quei giorni.

mercoledì 11 marzo 2015

Soundtrack

Fino a non molto tempo fa, non vedevo troppo di buon occhio chi nei mezzi pubblici o per la strada si ostina a sentire la musica con le cuffie. 

Li vedevo lì, immersi nel loro mondo di note e parole, guardare il vuoto o la luce di uno schermo. Completamente isolati, come a ribadire l'importanza del rimanere saldamente ancorati ad un personalissimo microcosmo di pensieri. 

Non capivo la necessità del tenere costantemente una musica nelle orecchie, a qualsiasi ora del giorno e della sera. La paura di un approccio indesiderato è del tutto infondata: nessuno, in strada o nei mezzi pubblici, rivolge la parola a nessuno, neanche in caso di necessità. Mai. Piuttosto preferiscono scaricare la batteria del loro smartphone in cerca di una soluzione alternativa. Ma il contatto con l'altro, ancor più se estraneo, è fuori discussione.

Poi una volta, per curiosità o per noia, non ricordo, provai.

E capii.

La musica può isolare, è vero. Ma può anche far sentire saldamente ancorati alla realtà che scorre davanti ai nostri occhi.
Seduta sul sedile di un autobus, in piedi su un marciapiede, mi sento in perfetta sintonia con ciò che provo. I pensieri fluiscono veloci, le idee si presentano più chiare, le emozioni vengono amplificate. 

Sento di avere una mia colonna sonora portatile. Mi sento in una scena di un film, mi sembra di vedere la macchina da presa che inquadra il mio volto al di fuori del finestrino, col riflesso degli alberi e delle macchine che passano veloci. 

È vero, sono in una bolla.
Ma è trasparente. E fluttua nella realtà mia e degli altri, in un mondo dentro e fuori di me, accompagnata da una melodia che sento, e che inevitabilmente porto dentro.


lunedì 9 marzo 2015

Nessun riflesso

Ci sono dei momenti in cui mi sento profondamente inadatta. 
Sento che non potrò mai capire l'amore, né ne farò mai esperienza. Sento che non potrò lavorare producendo qualcosa di veramente mio. Sento che non potrò guidare, né essere indipendente. Che non potrò avere una vita eccezionale, ma nemmeno una vita normale.
Che quella stessa vita che mi manca, non potrò mai nemmeno portarla dentro. 

A volte, mi sento semplicemente un'ombra.

E vorrei volare via. 

martedì 3 marzo 2015

Supernova

La mia testa è un vorticare di pensieri. Tanti, troppi. Si affollano in maniera scomposta, spingono, si accavallano in un disordine infinito, in cui a volte ho perfino paura di entrare. Alcuni hanno una discreta grammatica e sintassi. Sono "narrativi". Si addobbano di parole ricercate, di punti e virgole, per il puro piacere narcisistico di mirarsi e rimirarsi, sentirsi importanti, dirsi da soli che sono belli e profondi. Presuntuosi.

A volte vorrei che nella mia testa ci fosse un dattilografo a comando. Appena riconosce il pensiero-Narciso, ecco che il dattilografo si attiva. E scrive. Tutto. Ogni aggettivo, ogni punto, ogni virgola.
Vorrei stampare tutto. Farli uscire dalla gola, dagli occhi, dalle mani. 

Il loro desiderio sarebbe soddisfatto. 
Li potrei ammirare anche io. E, perché no, magari catalogarli per lunghezza, oppure per argomento. Tutti stipati in cartelline divise opportunamente per colore. Wow.

Però non è possibile. E regna il caos. Come una stella che esplode, il libro della mia mente si frantuma non appena io cerco di aprirlo, di leggere qualcosa. Polvere e carbonio e scintille. Una galassia in perenne mutamento.

Vorrei un'equazione. Una teoria del tutto che riordini il mio piccolo universo.

E, forse, potrei riordinare anche la mia vita.

sabato 21 febbraio 2015

Equilibrio. Forse.

Entro nel blog dopo circa tre mesi. Un po' mi dispiace dover ammettere che il primo post del 2015 lo sto scrivendo ora, a febbraio ormai quasi concluso. Ma i miei tre inesistenti lettori lo sanno... La costanza non è il mio forte.
Avrei voluto aprire quest'anno con qualcosa di straordinario. Un messaggio di speranza, di augurio, di cambiamento. Eppure eccomi qui, che riprendo a scrivere dopo mesi di inattività, a cercare di dare una forma precisa a quest'angolino remoto del web.
Credo di non aver scritto perché il mio stato d'animo non ha più ricevuto violente scosse. Alti e bassi, per carità, non sono sempre stata in formissima... Però credo di aver raggiunto una sorta di equilibrio. Sarà il periodo di esami, saranno le novità che si stanno accumulando sempre più e che, sento - o spero - stanno per esplodere come una bomba a orologeria... Però sì, devo dire che mi sento tranquilla. Moderatamente soddisfatta, consapevole di una non magnifica forma fisica (mi riprenderò presto, giuro) ma comunque non depressa, ecco.
Un piccolo traguardo, forse.

Vorrei tanto scrivere almeno un post al giorno su questo blog. Per me stessa. 
Non prometto nulla, ma ci proverò.

Speriamo che duri.

domenica 26 ottobre 2014

Di sera, nel vento

L'altra sera, dopo un anno esatto, ho sentito il profumo dell'inverno. Mi ha investita, nel buio che avanzava con più celerità rispetto all'estate appena trascorsa.
Avete presente quell'aria fresca, forse un po' troppo per ostinarsi ad indossare ancora magliette a mezze maniche? E avete presente quell'odore di cui essa s'impregna in maniera quasi improvvisa? Una nota che ricorda la dolcezza delle caldarroste, un'altra che si avvicina al profumo di asfalto ed erba bagnati dalla pioggia, un'altra ancora che non riesco a definire con chiarezza, ma che semplicemente mi entra nei polmoni e mi prende la testa. L'unica parola cui riesco ad associarla è "freschezza". La stessa della neve appena caduta, la stessa che avvolge quella debole foschia di cui si veste il mattino nelle sue ore più alte.

D'un tratto mi è sembrato di vedere le lucine di Natale invadere le strade, di sentire la musica dell'inverno. Ad ogni sbattere di ciglia un'immagine nuova, ad ogni respiro una boccata d'aria bianca.

Per qualche istante, l'altra sera, sono tornata indietro. Mi è sembrato tutto immobile, fermo nel flusso di un tempo che scorreva, sì, ma senza di me.
E mi sono sentita al sicuro.

domenica 20 luglio 2014

La bolla

Ormai sono quasi convinta del fatto che la vita sia intenzionata ad escluderci da ben determinate situazioni. È come se noi, nell'ambito di un quadro già perfettamente costruito, non fossimo proprio previsti. Come se ci trovassimo fuori campo, appena al di là del fuoco di un obiettivo.
Penso che alcune cose non le vivrò mai, perché semplicemente non sono destinata a viverle: in quella foto, in quel quadro, io non ci sono. Non c'entro. 

Naturalmente non parlo dello "straordinario", dell'incredibilmente bello o incredibilmente brutto. Non ci vuole un genio per immaginare che le probabilità di organizzare un viaggio sulla luna insieme ai nostri cari siano veramente scarse... Ammetto tuttavia che se per l'incredibilmente bello vi è una quasi assoluta certezza della sua peculiare irrealizzabilità, per "l'incredibilmente brutto" la certezza si tramuta in speranza, perché nessuno, e dico nessuno, è esente dalle disgrazie di questa vita. Si può solo avere fede... E sperare.

Io però mi sento esclusa da altro. Da eventi che genericamente appaiono "ordinari" ma che per me, evidentemente, non lo sono. Ma perché la vita ci fa stare tanto male per la mancanza di ciò che, invece, ne dovrebbe naturalmente fare parte? Qual è il senso di un'esclusione tanto brutale, di quel muro che mi separa da un mondo che ancora non conosco, da persone che forse mai conoscerò?

Mi sento dentro una bolla con una parete a specchio. Vedo la vita, le persone, i loro amori, le loro "normalità" che scorrono davanti ai miei occhi. A volte sento un profumo, a volte mi sembra quasi che qualcuno si sia accorto della mia presenza al di là di quella fortezza che li riflette e mi imprigiona.

Ma poi quel qualcuno si gira.
Quel profumo svanisce.
Ennesima illusione. L'ennesimo assaggio di ciò che non sarà mai mio.

L'ennesima, sbiadita fotografia, di cui faccio parte solo per metà.

giovedì 17 luglio 2014

In un soffio

Sembra ieri. 
La paura di una nuova vita, il timore di fallire. Il distacco, la mancanza, l'euforia, la voglia del nuovo, del diverso... L'improvvisa solitudine.
Sembra ieri, ma è passato un anno.
Sembra ieri, forse lo è davvero.
Ma ieri è passato.
Il problema di un nuovo inizio è che quest'ultimo sarà sempre, inevitabilmente accompagnato da una fine. Non importa quanto ci vorrà. Un giorno, due mesi, cinque anni. Non ha importanza. Perché, prima o poi quel periodo è destinato a finire, nel bene e nel male.
Prendiamo coscienza del valore del tempo che scorre solo quando esso sta per esaurirsi. E si vorrà tornare indietro, e si malediranno i momenti in cui veniva invocata la venuta della notte, ritenendo il giorno sin troppo lungo, interminabile.
La cosa più frustrante è che, per quanto cerchiamo di afferrare gli ultimi attimi di ciò che è stato, essi non torneranno. 
Scivolano. 
La voglia di vedere ciò che sarà si sostituisce alla voglia di prendere il tempo, stringerlo tra le mani, non lasciarlo più.
È passato un anno.
Eppure, sembra solo ieri.

mercoledì 9 luglio 2014

"Le faremo sapere".

Ok, mi sembra quasi irreale. 

Molte cose sembrano finalmente funzionare.

Come avevo già accennato, il mio umore in questi giorni è salito un gradino più su. La ragione non l'ho ancora ben intuita del tutto (sarà il 30 e lode dell'ultimo esame o il destino che finalmente si è accorto anche di me?), però ciò non toglie che mi senta comunque pervasa da una sorta di instabilità diffusa. Da cosa è data? Dal fatto che non so se tutto questo è destinato a durare. Cos'è, un trabocchetto forse?!

Mi odio quando non ho fiducia negli avvenimenti. Devo anche ammettere, tuttavia, che una certa esperienza mi ha fatto capire che le "cose belle" non sono destinate a durare. Che quando inizi a prenderci gusto e ad aspettartele... Puf, scompaiono magicamente, quasi facendoti dubitare del fatto che esse siano realmente mai esistite.

Ho paura che questo sia solo un periodo di prova. Che mi stia facendo congetture ed aspettative inesistenti, il cui subdolo scopo finale è solo quello di farmi perdere tempo.

Tempo che devo dedicare al prossimo esame.
Che ho tra qualche giorno.
Di cui ho studiato mezza pagina su 900 totali.

Quanto vorrei un pensatoio.


venerdì 4 luglio 2014

Mode on

Sto attraversando una fase in cui ci vuole davvero, davvero poco perché il mio umore cambi all'improvviso, in meglio o in peggio. Ciò significa che la mia giornata può essere disgraziatamente buttata a terra anche da una cretinata ma, del resto, risollevata miracolosamente da un'altrettanto piccola sciocchezza.

Mi sento estremamente vulnerabile... O, meglio, emotivamente flessibile.

Non so se vederla come una piccola fortuna o meno.

Intanto, cerco di tenermi stretto quel po' di bello che impone ai miei giorni di virare nella direzione giusta, quella col vento a favore.

Spero non sia solo una demo.


martedì 27 maggio 2014

Il lato oscuro

Spero davvero che nessuno mi legga.

Mi sono resa conto che io non seguirei mai un blog come il mio. Da tutti i post emerge il mio "lato oscuro", quello che ho dentro e che non ho il coraggio di dire. Emergono le paure di una ragazza triste, scontenta, malinconica. Sembra davvero che io sia così sempre, che veda la vita come non dovrei, che io la affronti senza stringerla tra le mani, in pugno. Sembra che la solitudine sia la compagna più fidata dei miei dialoghi con me stessa, che io voglia evadere sempre e comunque, che voglia rifugiarmi in un passato che non torna o, semplicemente, avere qualche certezza in più sul futuro. Mai allegria, mai vita vera, mai speranza. 

In fondo, un po' è così.

Ma ci tengo a dirlo: io non sono solo questo.

Scrivo quando mi sento sola. Scrivo quando ho voglia di sfogarmi, di urlare al mondo che esisto. Traggo riflessioni da stralci di vita che, penso, sia inutile raccontare nei dettagli.
Quando la tristezza mi assale, quando ho voglia di piangere, quando sento che solo un foglio elettronico può capirmi... io scrivo. E subito dopo mi sento più libera, più sollevata. Un po' meno triste.

La vetrina scura che ho creato in questo spazio inesistente della rete mi aiuta a proteggere la piccola luce che quotidianamente tento di ravvivare. E' confortante sapere che qualcosa mi ascolta.

Non mi interessa se qualcuno mi legge o meno.
Ma so per certo che chi dovesse farlo leggerebbe uno stralcio della mia anima. Un piccolo angolo nascosto nelle profondità del mio io che potrà trovare solo qui, chiuso nel cassetto. 
E che mai, mai porterò alla luce.

- Perché scrivi solo cose tristi? -
- Perché quando sono felice, esco. -
- Luigi Tenco -

lunedì 26 maggio 2014

Fuori dal guscio

Torno alla realtà, dopo essere stata in quella magnifica nuvola protetta quasi più di una settimana. Torno a Roma, torno a studiare, torno in quella che dovrebbe essere la mia realtà. Mia e di nessun altro.

Sembrerà strano, ma davvero, non riesco a staccarmi. Non riesco. Parto, e immagino il momento in cui tornerò dalla mia famiglia. Stento a credere che riuscirò davvero a crearmi una vita da sola, per conto mio. Penso che la vera felicità siano loro, e mi riesce difficile immaginare un legame più forte con un estraneo. Sarà che non mi è mai capitato, sarà che non ho minimamente idea di come si possa amare... Sarà che il solo pensiero mi spaventa terribilmente.

Cambierò?

Se da un lato lo spero, dall'altro ho paura che non succederà. E continuerà ad essere tutto un sogno, e vivrò nella proiezione di un desiderio, lo stesso che si ha da piccole, quando si guardano per la prima volta quelle splendide favole Disney.

Perché, in fondo, io mi sento piccola. Sento di aver bisogno di una guida, di una protezione.
Forse anche gli altri mi vedono così.

venerdì 23 maggio 2014

Assenza

Credo di iniziare ad avere paura della solitudine.

Un silenzio disarmante riempie tutto. Una parte di me che cerca disperatamente di parlarmi, di dirmi le cose come stanno, di spronarmi sì, a volte. Ma anche di farmi male. Di pungere. Di servirmi su un piatto freddo la realtà che non vorrei.

E l'altra parte?

Vorrebbe solo fuggire. Il più lontano possibile. Cercare un luogo isolato, protetto. E urlare.

Non riesco a capirmi più.

Cosa è cambiato?

Credo che la vita mi debba almeno una spiegazione.

mercoledì 21 maggio 2014

Inchiostro simpatico

La mia solita vena malinconica e conservatrice, perennemente tesa verso quel passato lontano e irraggiungibile, ultimamente si sta tramutando in un'urgenza quantomeno insolita per la mia indole. Ormai i milioni di pensieri che si accavallano nella mia testa quotidianamente, ad ogni ora del giorno e, ahimè, della notte, sono volti verso un'altra direzione. Esattamente quella opposta.

Cosa mi aspetta?

Sono fermamente convinta che noi siamo artefici del nostro destino e, per carità, se da un lato ne sono felice dall'altro un po' mi spaventa. Perché vedete, in fondo sarebbe bello avere una sicurezza. Sapere che qualcuno ha comunque pensato a te, che non vieni mai lasciato solo, anche se rimani tu a scegliere.

Mi piacerebbe "sbirciare", anche solo per un attimo, come andrà a finire. Ammetto di aver sempre reputato odioso un simile atteggiamento, soprattutto se rapportato alla curiosità nei confronti di un libro o, peggio, di un film. Ma onestamente, dai, qui è diverso. Chi non vorrebbe avere una minima direzione, avere qualche certezza in più nei confronti di un futuro che sembra assomigliare sempre più ad un salto nel vuoto? Scommetto che tutti, anche i più sicuri di sé, alzerebbero la mano.

Vorrei aprire per un attimo una delle ultime pagine della mia vita (sia chiaro, anche un salto di una decina d'anni mi terrebbe buona per un bel po') e leggere una riga a caso. Una qualsiasi. Non voglio a tutti i costi i contenuti. Mi basterebbero lo stile, il ritmo, i punti esclamativi... Un segno.

Sicuramente, capirei qualcosa in più.
Capirei se la direzione è quella giusta, o se ciò che mi aspetta è un vuoto colmato da futili gioie, tanto frequenti quanto inutili e frustranti. Capirei se la benda che il futuro mi ha messo sugli occhi mi sta facendo salire, oppure sprofondare. 

In fondo, la strada la posso solo immaginare.

Un indizio. Un accenno di assenso o diniego. 

Non chiedo altro.


giovedì 17 aprile 2014

In catene

Questi giorni sono strani davvero. Non capisco. Cerco disperatamente di mettere le mie emozioni in poesia, qualche volta perfino ci riesco. Ma allora perché non mi libero? Perché non mi svuoto, una volta tanto?

Il riflesso che mi restituisce lo specchio non mi piace più. Vedo una ragazza triste, non soddisfatta di se stessa e poco o niente della sua vita. Troppo spesso piange in silenzio, troppe volte la ragione risiede in una solitudine malsana.

Vuole abbattere quel muro che la separa da un mondo vero, dove la pioggia non cade quasi mai, dove la volontà vince sulla tristezza, dove la solitudine esiste solo se cercata.

Voglio evadere.

Adesso.

venerdì 7 marzo 2014

Il naufragio

Capitano dei giorni in cui la voglia di compiangersi prevale sulla voglia di rialzarsi. Si resta in pigiama fino a tardi, si mangiano ingenti quantità di nutella e altri svariati tipi di zucchero (onestamente, devo ancora capirne il motivo) e la distrazione più comoda rimane un letto disfatto e le mirabolanti avventure dell'ancor più triste popolo di facebook. Bello, complimenti a me.

Una piccola parte della coscienza, prima di affogare miseramente nel cibo in maniera definitiva, continua a lanciare deboli flash di obiettivi precedentemente posti. Immagini di sogni, di speranze, di vita desiderata ma non ancora cercata. Dovrebbe essere di sprono, forse? Dovrebbe forse convincermi ad alzarmi dal letto, guardarmi allo specchio, darmi uno schiaffo forte in pieno viso e ricominciare da capo? In teoria, sì. In pratica, facilita l'altra parte di me nel suo lungo e proficuo lavoro di affossamento dell'autostima. Eh sì, inutile prendersi in giro. Il letto è più comodo di un tapis roulant, il pianto è più facile di un "mi metto in gioco". E il tempo passa, senza darti un'altra occasione, senza prometterti che i tuoi 20 anni dureranno in eterno, ma facendotelo credere con singolare maestria. Lascia da soli.

Trovare la forza è difficile. Bisogna scavare a fondo, aggirare quella barriere mentali che da anni fanno sprofondare nella comodità di un "non ci riesco". Pensare che, prima o poi, i risultati arriveranno, ma non arriveranno mai da soli.

Che fregatura, eh?

martedì 4 marzo 2014

Gabriella

È incredibile come facebook possa essere così finto e reale al tempo stesso. Passiamo ore delle nostre giornate davanti ad uno schermo bianco, nella speranza di sentirci migliori di quello che siamo o, semplicemente, solo un po' diversi. Una vetrina che cattura insicuri, frustrati, malati di solitudine.

Eppure, accade.

In quel mondo così ovattato, filtrato dalla lente di una realtà irreale, cercata e mai raggiunta, in quella stessa teca di incertezze, qualcosa rompe il vetro che separa la realtà "guardata" dalla realtà vera. È come se si venisse scaraventati giù dal letto proprio durante uno dei nostri sogni più belli.  Qualcosa ci mette di fronte ad una verità che fa parte "di quell'altro mondo", quello che siamo costretti ad affrontare al di fuori di uno schermo.

L'altra sera, mi è successo.

Io non ti conoscevo, inutile negarlo. I giorni alle elementari, così lontani, opachi, non li posso considerare. Sarebbe superficiale.
Ricordo bene il tuo sorriso, quella tua "maturità" che, forse, mi faceva un po' paura. Ricordo che eri forte. Che piacevi a tutti. In quella tua risata, ora mi è più chiaro, si capiva quanto amassi la vita, quanto la volessi tenere stretta a te.

Andarsene, a ventun'anni. Il solo pensiero mi fa tremare il cuore.

Non posso sapere cosa hai passato. Cosa hai provato in questi giorni, cosa hai visto in quegli ultimi istanti. So solo che, per affrontarlo, ci vuole tanto coraggio.
Non ti sei arresa, ne sono certa. Hai abbracciato ciò che il Signore aveva in serbo per te.

Io credo che alcune persone non siano solo "di passaggio" in questa vita. In fondo, un po' tutti non lo siamo, però è il primo pensiero che la rabbia e la frustrazione producono dopo eventi come questi. "Signore, perché?", ci chiediamo. "Che senso ha avuto nascere, crescere, studiare, innamorarsi, piangere? Siamo solo pedine di un gioco che non possiamo controllare e da cui non usciremo mai, realmente, vincitori?".

La mia risposta è no.

Io credo che si nasce con uno scopo, sempre. E lo scopo non è necessariamente quello di realizzare se stessi.
Le ho viste le reazioni dei tuoi amici, su facebook. Ho visto quanto fossi amata. In fondo, un po' della loro vita è cambiata grazie a te. E non nella tristezza, non nel dolore... Tu hai lasciato un segno.

Non sei stata di passaggio. La tua vita ha cambiato quella di molte persone, anche semplicemente il loro modo di vedere, affrontare, vivere la morte... e non solo.

Ora sei un angelo. Ma secondo me, in fondo, lo sei sempre stata.
E io, nel mio piccolo, voglio ricordarti così.






sabato 15 febbraio 2014

Fame di luce

La luce di una luna bianco latte penetra dolcemente i vetri della mia finestra. Credo di non averla mai vista così grande, tonda. Catalizza la mia attenzione, quasi mi invitasse ad uscire fuori.

Non fa freddo. L'aria è fresca, mi avvolge. Il parco su cui sporgo è avvolto da una tenebra insolita, attenuata dalla luce intensa di quel faro circolare.
La luna è avvolta da una poesia singolare, tutta sua. Diversamente dal sole, lei si fa guardare negli occhi. 

Mi incanto. Sento un brivido freddo risalire lungo tutta la schiena, preda di un vento che si ribella ai tentativi della natura di ricreare un clima più estivo. Forse dovrei rientrare. Forse è un avvertimento. Forse è una sfida a rimanere.

Nessuna nuvola. Non ho mai visto Roma così. Un tappeto di stelle incornicia quello scorcio di città.

Respiro. Sento il profumo della notte impadronirsi dei miei sensi. Indescrivibile.
Strano. Ogni volta che sento quel profumo, ogni volta che vengo rapita dal richiamo della notte, sento che qualcosa accadrà. O forse, semplicemente lo spero.
È una sensazione immediata. Parte dalla pancia, per poi risalire la schiena, le spalle, il collo. Immagini di estati passate in barca a guardare le stelle, ricordi di notti infinite avvolte da felice solitudine, di insolita speranza, di sogni che si devono avverare per forza perché, solitamente, lo status di "sogni" a loro non viene concesso.

È in questi momenti che mi viene voglia di afferrare la vita a due mani, di urlarle di non scappare via da me, di chiederle perché mi sta facendo aspettare tanto.

Io so che ci Sei. Lo sento. Eppure, a volte, non lo sento abbastanza.

Il cielo, con le sue stelle, ha deciso di mettersi a nudo per quello che è. La luna, senza veli, concede la sua luce a chi di luce non ne ha più.

Vorrei farlo anche io. O almeno, averne l'occasione.

Vorrei nutrirmi del mio passato e sbirciare il mio futuro, almeno per un istante. 
Potrei finalmente confidare alla luna, alle stelle, a questa notte purtroppo non infinita, la fondatezza delle mie speranze.

Di quella luce, finalmente, potrei goderne anche io.

martedì 14 gennaio 2014

Nel vortice

Sarà vero che quando ci si aspetta qualcosa, essa non succede? Non lo so. E come potrei saperlo? So solo che nel 99% dei casi, è proprio così che finisce. Più si desidera, più si spera, più si è certi... Più il destino ti frega.

Si dice invece che quando non ci si aspetta nulla, accade l'impossibile. Una telefonata tanto attesa, un evento imprevisto, la vittoria a quel concorso. È più bello, ok... Ma è anche terribile.

Perché se siete come me, ve lo assicuro, rimarrete fregati. Sempre.

Partecipo ad un concorso? Non penso ad altro. Non faccio altro che pensare a come sarebbe bella la mia vittoria, a quanta soddisfazione potrei dare a me stessa e alle persone che tengono a me.
Le telefonate, gli eventi imprevisti? Con me è impossibile.
Io vivo nell'eterna speranza che qualcosa accada. Perché no, anche qualcosa che non dipenda necessariamente dalle mie forze. Qualcosa di bello, di rassicurante, che dia una svolta, che lasci un segno. È così sbagliato? Credo di no. È controproducente e autolesionista? Forse sì.

Perché se la vita decide di mandarti il meglio quando tu sei impegnato a fare altro, come può funzionare se il tuo "altro" è perennemente rivolto alla spasmodica ricerca di quel "meglio"?

È un gatto che si morde la coda. È un tunnel senza uscita.
Peccato. Perché un po' di luce, qualche volta, la vorrei vedere anch'io.

domenica 6 ottobre 2013

La scossa

Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia.
- Alberto Moravia -


Nulla di più vero. Questa citazione è come uno schiaffo forte, un pugno in faccia all'orgoglio che ti obbliga a rimanere fermo, immutabile nella tua scomoda e pietosa situazione. Non ce la fai più? Cambia. Vuoi che la vita ti serva un piatto differente? Chiamala, e falle sentire che ciò che stai mangiando fa veramente schifo. O che comunque non fa per te... almeno non più.

Ci vuole coraggio, sapete? Non è facile fare marcia indietro, per niente. Bisogna ammettere un sacco di cose. Gli sbagli, gli errori di una valutazione troppo frettolosa e superficiale. Ammettere che quel consiglio forse non era poi così stupido come sembrava. Ammettere che non ce la si fa più a resistere così, che quella che si sta vivendo è un surrogato della vita o, meglio ancora, la vita di un'altra persona. Ma tu non sei un'altra persona. Tu sei tu.

L'idea di un cambiamento profondo cresce solo se la si alimenta costantemente, anche in maniera inconscia. Matura piano.
D'un tratto, ecco che si fa sentire. Tutta insieme. Un vortice di "ma" e di "se" mai detti prima ha travolto la mia vita quasi senza permesso. "Quasi", perché una parte di me stava al suo gioco, senza che io lo fossi mai venuta a sapere. Buffo, no?

In quei momenti ci si sente davvero persi. Crolla tutto, vi giuro. Quello che fino a quel momento ti eri costruita con tanta costanza, sempre fissa verso un obiettivo evidentemente non ancora definito, cade giù come il più fragile dei castelli di sabbia. Era bello e rassicurante vederlo lì. Ora, non c'è più.

Come si fa a ricomporre i pezzi? Come si può pensare di avere realmente la forza di ritrovare un punto di partenza su cui basarsi, andando fieri e con entusiasmo verso la fine? Non siamo fatti di ferro. Abbiamo dei sentimenti, delle emozioni che non sempre riescono a starci dietro come si deve. E loro non ti fanno ragionare in maniera distaccata ed oggettiva, anzi. Fanno lo sgambetto alla tua freddezza e lucidità intellettiva. Ti mandano in tilt.

Sai che tornare indietro non ti porterebbe alla condizione di benessere iniziale. Sai anche che andare avanti è una scommessa con il mondo, o meglio, con se stessi.

Volgi gli occhi di fronte a te.
Davanti, vedi solo nebbia.

 

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