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venerdì 7 marzo 2014

Il naufragio

Capitano dei giorni in cui la voglia di compiangersi prevale sulla voglia di rialzarsi. Si resta in pigiama fino a tardi, si mangiano ingenti quantità di nutella e altri svariati tipi di zucchero (onestamente, devo ancora capirne il motivo) e la distrazione più comoda rimane un letto disfatto e le mirabolanti avventure dell'ancor più triste popolo di facebook. Bello, complimenti a me.

Una piccola parte della coscienza, prima di affogare miseramente nel cibo in maniera definitiva, continua a lanciare deboli flash di obiettivi precedentemente posti. Immagini di sogni, di speranze, di vita desiderata ma non ancora cercata. Dovrebbe essere di sprono, forse? Dovrebbe forse convincermi ad alzarmi dal letto, guardarmi allo specchio, darmi uno schiaffo forte in pieno viso e ricominciare da capo? In teoria, sì. In pratica, facilita l'altra parte di me nel suo lungo e proficuo lavoro di affossamento dell'autostima. Eh sì, inutile prendersi in giro. Il letto è più comodo di un tapis roulant, il pianto è più facile di un "mi metto in gioco". E il tempo passa, senza darti un'altra occasione, senza prometterti che i tuoi 20 anni dureranno in eterno, ma facendotelo credere con singolare maestria. Lascia da soli.

Trovare la forza è difficile. Bisogna scavare a fondo, aggirare quella barriere mentali che da anni fanno sprofondare nella comodità di un "non ci riesco". Pensare che, prima o poi, i risultati arriveranno, ma non arriveranno mai da soli.

Che fregatura, eh?

martedì 29 gennaio 2013

Fasi

Ad una settimana dal mio primo esame universitario, posso finalmente ammetterlo con sicurezza:

sono divisa in due.

Avete capito benissimo, non c'è nessun errore di battitura. Sono letteralmente, completamente divisa in due parti: 

quella che vuole studiare (che in me ha sempre prevalso)
quella che se ne frega saporitamente, senza senso di colpa alcuno.

Situazione insolita e, devo dirlo, non facile da gestire. Capisco che di primo impatto possa sembrare una reazione del tutto normale, soprattutto per chi è abituato a convivere con questo genere di conflitti interiori. Ma per me non lo è. Non lo è per niente.

Sembra che la parte menefreghista del mio essere, per tanto tempo soffocata da orgoglio e fittizie competizioni, stia esplodendo ora, tutta insieme. Ma che gentilezza aspettare proprio il momento peggiore, quello del primo anno di università.

Non potevi farti sentire prima, magari a piccole rate?!

Forse è vero, sto impazzendo. Ma non so che fare, non capisco perché una parte del mio cervello vuole una cosa, e l'altra stia facendo di tutto per mettergli i bastoni fra le ruote.

Perché proprio nel momento in cui la motivazione dovrebbe essere più forte e la voglia di arrivare all'obiettivo dovrebbe accecare tutto il resto, io reagisco in maniera diversa? Ma neanche diversa dagli altri, poiché probabilmente molti si trovano nella stessa mia situazione...

Perché reagisco diversamente da come reagirebbe la ragazza in cui mi riconoscevo in un tempo non così lontano? 

Non ne ho idea. So solo che io tra una settimana ho un esame, il primo della mia vita. E mi sento insicura, piena di dubbi, di incertezze.

E, nonostante tutto, non mi importa.
Spero, almeno per ora.

sabato 26 gennaio 2013

Là fuori

A volte basterebbe solo trovare la forza. Uscire fuori, svelare la propria anima. Liberarsi di quel peso che ci fa rimanere ancorati ad una vita comoda, ma che non ci appartiene né  mai vorremmo. Far scivolare su di noi le paure, le ansie, i "non sono abbastanza".

Non è semplice, me ne rendo conto. La motivazione che ti spinge ad iniziare una corsa, facilmente cede ai primi cenni di stanchezza. "Chi me l'ha fatto fare?", pensi. "Perché sto correndo, e non sto sdraiato su un divano a guardare un film?". Bella domanda.

Perché?

Anche se non vogliamo ammetterlo, abbiamo paura. Paura di slogarci una caviglia, paura che manchi il fiato...

Paura di perdere.

Ed è lì che cediamo. E' lì che pensiamo che sognare di vincere è gratificante quasi quanto vincere davvero. Ci convinciamo che non ne vale la pena, perché sappiamo che una delusione sarebbe per noi fatale. 

E' strano ammetterlo, ma queste sono le persone eccessivamente orgogliose, coloro i quali parteciperebbero solo se fossero realmente sicuri di vincere.

E la cosa peggiore, è che neanche lo vogliono ammettere. Si crogiolano nella convinzione di essere i migliori, sempre e comunque.

Ma non lo dimostrano. Perché sono deboli.

Spogliatevi della parte malsana del vostro orgoglio. Fate in modo che la motivazione, la voglia di credere, la voglia di vincere, sovrastino la paura di non essere all'altezza.

Siate onesti con voi stessi. Sognare la vita, l'amore, la vittoria... non è vita. E' solo una perdita di tempo.

Credetemi, io sono come voi che state leggendo questo post. So quanto sia difficile. So come ci si sente quando la paura fa a cazzotti con la voglia di emergere.

Fate vincere quest'ultima.

Non siate migliori degli altri. Ho capito che non ne vale la pena.

Siate migliori di voi stessi.

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