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lunedì 9 marzo 2015

Nessun riflesso

Ci sono dei momenti in cui mi sento profondamente inadatta. 
Sento che non potrò mai capire l'amore, né ne farò mai esperienza. Sento che non potrò lavorare producendo qualcosa di veramente mio. Sento che non potrò guidare, né essere indipendente. Che non potrò avere una vita eccezionale, ma nemmeno una vita normale.
Che quella stessa vita che mi manca, non potrò mai nemmeno portarla dentro. 

A volte, mi sento semplicemente un'ombra.

E vorrei volare via. 

venerdì 23 maggio 2014

Assenza

Credo di iniziare ad avere paura della solitudine.

Un silenzio disarmante riempie tutto. Una parte di me che cerca disperatamente di parlarmi, di dirmi le cose come stanno, di spronarmi sì, a volte. Ma anche di farmi male. Di pungere. Di servirmi su un piatto freddo la realtà che non vorrei.

E l'altra parte?

Vorrebbe solo fuggire. Il più lontano possibile. Cercare un luogo isolato, protetto. E urlare.

Non riesco a capirmi più.

Cosa è cambiato?

Credo che la vita mi debba almeno una spiegazione.

mercoledì 21 maggio 2014

Inchiostro simpatico

La mia solita vena malinconica e conservatrice, perennemente tesa verso quel passato lontano e irraggiungibile, ultimamente si sta tramutando in un'urgenza quantomeno insolita per la mia indole. Ormai i milioni di pensieri che si accavallano nella mia testa quotidianamente, ad ogni ora del giorno e, ahimè, della notte, sono volti verso un'altra direzione. Esattamente quella opposta.

Cosa mi aspetta?

Sono fermamente convinta che noi siamo artefici del nostro destino e, per carità, se da un lato ne sono felice dall'altro un po' mi spaventa. Perché vedete, in fondo sarebbe bello avere una sicurezza. Sapere che qualcuno ha comunque pensato a te, che non vieni mai lasciato solo, anche se rimani tu a scegliere.

Mi piacerebbe "sbirciare", anche solo per un attimo, come andrà a finire. Ammetto di aver sempre reputato odioso un simile atteggiamento, soprattutto se rapportato alla curiosità nei confronti di un libro o, peggio, di un film. Ma onestamente, dai, qui è diverso. Chi non vorrebbe avere una minima direzione, avere qualche certezza in più nei confronti di un futuro che sembra assomigliare sempre più ad un salto nel vuoto? Scommetto che tutti, anche i più sicuri di sé, alzerebbero la mano.

Vorrei aprire per un attimo una delle ultime pagine della mia vita (sia chiaro, anche un salto di una decina d'anni mi terrebbe buona per un bel po') e leggere una riga a caso. Una qualsiasi. Non voglio a tutti i costi i contenuti. Mi basterebbero lo stile, il ritmo, i punti esclamativi... Un segno.

Sicuramente, capirei qualcosa in più.
Capirei se la direzione è quella giusta, o se ciò che mi aspetta è un vuoto colmato da futili gioie, tanto frequenti quanto inutili e frustranti. Capirei se la benda che il futuro mi ha messo sugli occhi mi sta facendo salire, oppure sprofondare. 

In fondo, la strada la posso solo immaginare.

Un indizio. Un accenno di assenso o diniego. 

Non chiedo altro.


giovedì 20 marzo 2014

Limbo

Più passa il tempo, e più mi rendo conto che la scrittura colma momenti di vuoto interminabile. C'è silenzio, qui. Posso sentire il rumore del tempo che scorre.
Mi sento in una bolla. Instabile, fragilissima. Sento dentro di me un'inspiegabile euforia, smorzata in maniera violenta da un'entità che nemmeno io sono in grado di poter definire. È come se mi stessi per lanciare nel vuoto, volessi realmente lanciarmi, ma qualcuno mi tiene per il colletto della maglia.

Desidero che il tempo passi in fretta, forse per la prima volta. Vorrei che arrivasse presto stasera, per poter fare ciò che di più monotono e istituzionalizzato c'è nella mia vita: cena, film, letto. Eppure tutto ciò si scontra profondamente con la mia volontà di lanciarmi. Forse è questa malsana esigenza che mi tiene per il colletto e mi impedisce di cadere, là, dove nessuno mi può vedere, dove nessuno mi può sentire né contraddire. Là, dove posso essere me stessa.

Mi sento in un Limbo.
Forse, è solo paura.

giovedì 3 ottobre 2013

E adesso? Andiamo con ordine.

E' davvero possibile ricominciare?
Nel corso di quest'anno, lo ammetto, è stata la domanda che più frequentemente ho posto a me stessa. Il problema è che quando cadi giù e ti sei procurato frattura alla caviglia, rialzarsi diventa più complicato. Lì per lì, quasi impossibile.
Deve passare tempo. E' la risposta più ovvia del mondo, lo so. Ma è così. Fasci la tua caviglia, la alzi e la metti a riposo per tre mesi, anche quattro. Bisogna che si ricostruisca dall'interno, piano. Ci vuole tempo.

Come si fa a ricostruirsi? Come fa l'uomo a ricostruirsi dentro?

Ho passato dei momenti terribili. Mente annebbiata dall'orgoglio, confusa dal conflitto tra ciò che stavo diventando e ciò che in realtà avrei voluto essere. Non sapete quanto sia difficile ammettere di aver sbagliato. E io avevo sbagliato, e di grosso anche. Solo che non lo volevo ammettere a nessuno. Nemmeno a me stessa.

L'anno scorso ho iniziato l'università. Ho preso giurisprudenza, convinta che fosse la scelta migliore, più logica per me. "E' un paracadute", pensavo. "Troverò lavoro e poi mi dedicherò a ciò che più mi piace".

NIENTE DI PIU' SBAGLIATO.

Ho iniziato ad andare a lezione dopo un mese e mezzo dall'inizio dei corsi. Una cosa davvero orribile per me, abituata a fare tutto con ordine e precisione, almeno nello studio. Sperduta in un ambiente non mio, in una città non mia.
I primi tempi fingevo che mi piacesse. Seguivo le lezioni, tornavo a casa e, qualche volta, studiavo. Prendevo appunti, tantissimi. E mentre cercavo di distrarmi inseguendo quell'insulsa quotidianità, dentro di me nasceva un qualcosa che nemmeno adesso riesco ad identificare con chiarezza. Partiva dal basso e, con subdola maestria, sfaldava quelle fondamenta che con fatica cercavano di sorreggere le mie fragilissime convinzioni.
Ogni giorno un po' di più, ogni giorno con più vigore.

Mi stava, inconsciamente, divorando dentro.

domenica 10 febbraio 2013

Nebbia

Avete mai avuto paura?

Una situazione, una persona, un insetto... qualsiasi cosa in noi può potenzialmente generare timore, angoscia.

Non credo vi sia sensazione più brutta.

Ti senti impotente. Incapace di pensare... di agire. E' terribile sentire come in noi cresca la volontà di rialzarsi, di combattere, ma che questa venga in ogni modo evitata da una morsa allo stomaco che ci paralizza, ci rende insicuri, deboli. Farsi forza non basta, nascondersi non basta. Tutto, in quegli interminabili momenti, sembra non bastare.

E quando si ha paura di scegliere, invece?
Stessa cosa, o forse peggio.

Il dubbio logora l'anima. Offusca la mente. Fa perdere il contatto con la realtà, talvolta anche in maniera irreversibile.

Ogni scelta comporta la perdita di qualcosa... ed è questo che ci fa impazzire. Il non poter più tornare indietro, rimediare se necessario. Il non riuscire a vedere come sarebbe andata, se avessimo scelto diversamente.

Chi è perennemente attanagliato dal dubbio è anche chi possiede lo smoderato timore di sbagliare.
Sbagliare... la paura peggiore che esista, quella che impedisce di provare, rischiare, credere. E vincere.

Capisco bene chi si trova di fronte ad un bivio. So cosa si prova, quanto si soffre al pensiero di poter sbagliare, alla consapevolezza che la scelta è quella definitiva. Che non si può riavvolgere la pellicola, tagliare e rifare tutto.  Io sono di fronte ad una importante scelta di vita... e mi viene da impazzire.


martedì 29 gennaio 2013

Fasi

Ad una settimana dal mio primo esame universitario, posso finalmente ammetterlo con sicurezza:

sono divisa in due.

Avete capito benissimo, non c'è nessun errore di battitura. Sono letteralmente, completamente divisa in due parti: 

quella che vuole studiare (che in me ha sempre prevalso)
quella che se ne frega saporitamente, senza senso di colpa alcuno.

Situazione insolita e, devo dirlo, non facile da gestire. Capisco che di primo impatto possa sembrare una reazione del tutto normale, soprattutto per chi è abituato a convivere con questo genere di conflitti interiori. Ma per me non lo è. Non lo è per niente.

Sembra che la parte menefreghista del mio essere, per tanto tempo soffocata da orgoglio e fittizie competizioni, stia esplodendo ora, tutta insieme. Ma che gentilezza aspettare proprio il momento peggiore, quello del primo anno di università.

Non potevi farti sentire prima, magari a piccole rate?!

Forse è vero, sto impazzendo. Ma non so che fare, non capisco perché una parte del mio cervello vuole una cosa, e l'altra stia facendo di tutto per mettergli i bastoni fra le ruote.

Perché proprio nel momento in cui la motivazione dovrebbe essere più forte e la voglia di arrivare all'obiettivo dovrebbe accecare tutto il resto, io reagisco in maniera diversa? Ma neanche diversa dagli altri, poiché probabilmente molti si trovano nella stessa mia situazione...

Perché reagisco diversamente da come reagirebbe la ragazza in cui mi riconoscevo in un tempo non così lontano? 

Non ne ho idea. So solo che io tra una settimana ho un esame, il primo della mia vita. E mi sento insicura, piena di dubbi, di incertezze.

E, nonostante tutto, non mi importa.
Spero, almeno per ora.

sabato 26 gennaio 2013

Là fuori

A volte basterebbe solo trovare la forza. Uscire fuori, svelare la propria anima. Liberarsi di quel peso che ci fa rimanere ancorati ad una vita comoda, ma che non ci appartiene né  mai vorremmo. Far scivolare su di noi le paure, le ansie, i "non sono abbastanza".

Non è semplice, me ne rendo conto. La motivazione che ti spinge ad iniziare una corsa, facilmente cede ai primi cenni di stanchezza. "Chi me l'ha fatto fare?", pensi. "Perché sto correndo, e non sto sdraiato su un divano a guardare un film?". Bella domanda.

Perché?

Anche se non vogliamo ammetterlo, abbiamo paura. Paura di slogarci una caviglia, paura che manchi il fiato...

Paura di perdere.

Ed è lì che cediamo. E' lì che pensiamo che sognare di vincere è gratificante quasi quanto vincere davvero. Ci convinciamo che non ne vale la pena, perché sappiamo che una delusione sarebbe per noi fatale. 

E' strano ammetterlo, ma queste sono le persone eccessivamente orgogliose, coloro i quali parteciperebbero solo se fossero realmente sicuri di vincere.

E la cosa peggiore, è che neanche lo vogliono ammettere. Si crogiolano nella convinzione di essere i migliori, sempre e comunque.

Ma non lo dimostrano. Perché sono deboli.

Spogliatevi della parte malsana del vostro orgoglio. Fate in modo che la motivazione, la voglia di credere, la voglia di vincere, sovrastino la paura di non essere all'altezza.

Siate onesti con voi stessi. Sognare la vita, l'amore, la vittoria... non è vita. E' solo una perdita di tempo.

Credetemi, io sono come voi che state leggendo questo post. So quanto sia difficile. So come ci si sente quando la paura fa a cazzotti con la voglia di emergere.

Fate vincere quest'ultima.

Non siate migliori degli altri. Ho capito che non ne vale la pena.

Siate migliori di voi stessi.

mercoledì 24 ottobre 2012

E' così

Ci sono dei momenti in cui pensi che tutto possa andare storto. Che nulla cambierà. Che proprio ciò che ti fa stare male durerà per sempre, mentre tutto, attorno a te, prende forma e colori differenti.

Inizi a sentire lo stomaco che fa male. Il respiro ti si strozza in gola, sembra quasi di soffocare. Al minimo pensiero, gli occhi diventano rossi, gonfi, umidi. Un calore al petto. Lo senti, è insopportabile. Vorresti urlare, mentre tutto, dentro e fuori, rimane immobile.

Deglutisci. Attorno a te c'è rumore, ma tu senti solo il silenzio.
Un lacerante, infinito silenzio.

Non cambierà niente. Vorresti morire, perché sai che è così.

Ci piace illuderci. Crogiolarci i magnifici sogni, sentire il sapore delle nuvole, volare oltre le stelle, su, sempre più in alto.

Riapri gli occhi. Immobile.

Niente è più doloroso della consapevolezza del sogno... Della sua irrealtà, della sua irraggiungibilità.

domenica 30 settembre 2012

Un po' di più

Mi sento strana.

Cerco di fare un bel respiro. Niente. Qualcosa mi agita, mi fa sentire instabile.
Forse mi spaventa.

Domani comincerò una nuova vita. Domani farò parte di un altro mondo. Volti nuovi, studi nuovi... tutto diverso. Saremo io e tutto il resto.

E se non fossi pronta? Se non fossi all'altezza?
Domani, il mio primo giorno da universitaria, farò il mio ingresso in una realtà tutta da scoprire.
E' vero, ho paura. L'insicurezza, il timore di un fallimento, mi assalgono.

Eppure, voglio dimostrare a me stessa che non sarà così.

Eppure, nonostante tutto... non vedo l'ora di iniziare.

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