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mercoledì 8 luglio 2015

Il lato peggiore di me

A volte mi sembra di impazzire. Vorrei dire la cosa giusta, vorrei far capire le mie ragioni a chi mi sta di fronte, e vorrei dirgli che la mia reazione è tutt'altro che esagerata, ma proporzionale a quel che sto dicendo.
Non ci riesco mai.
Finisco col rovinare tutto. Finisco col dire la cosa sbagliata, col tono sbagliato, nel momento sbagliato. E non riesco a rimediare.
A volte vorrei urlare le mie ragioni. Vorrei dire che non ce la faccio più a dovermi sentire sempre in colpa, per ogni minimo errore commesso, anche involontario.
Non sono una macchina. Non sono perfetta.
Vorrei che le parole dette e non pensate, venissero prese per ciò che sono: esternazioni di uno stato d'animo. Vorrei che non mi si rispondesse per forza, né che mi si chiedano le ragioni che mi spingono a determinate reazioni.
Vorrei, a volte, solo il silenzio. Perché alcune frasi sciocche, per quanto apparentemente cattive, lo meritano.
Ma è il prezzo da pagare per chi non si arrabbia mai, per chi si fa andare sempre bene tutto. A queste "creature" a parte, arrabbiarsi non è concesso. Non è concesso rispondere con enfasi, né tantomeno dire cose stupide e senza senso. Se lo fanno, diventano automaticamente "brutte persone". E attorno si crea una barriera invisibile.
Come se non ci fosse già normalmente.
Ma è quando viene costruita da chi non ci si aspetta che sì, fa male veramente.
E ci si sente in colpa anche per lo sfogo che ci si è concessi.
Dopo un po' passa tutto. Ci si sente la rabbia scivolare via come acqua di mare. Gli occhi gonfi per il pianto si asciugano, il cuore torna a battere in maniera regolare. Un respiro a fondo, e non ci si ricorda neanche più il perché di tanta sofferenza.
Ma io credo che, dentro, rimanga sempre qualcosa che ti ricordi cosa hai provato. Le sensazioni che tanto si vorrebbero evitare.
Un brandello di serenità, per quanto minuscolo e insignificante, viene sempre strappato via.

venerdì 4 luglio 2014

Mode on

Sto attraversando una fase in cui ci vuole davvero, davvero poco perché il mio umore cambi all'improvviso, in meglio o in peggio. Ciò significa che la mia giornata può essere disgraziatamente buttata a terra anche da una cretinata ma, del resto, risollevata miracolosamente da un'altrettanto piccola sciocchezza.

Mi sento estremamente vulnerabile... O, meglio, emotivamente flessibile.

Non so se vederla come una piccola fortuna o meno.

Intanto, cerco di tenermi stretto quel po' di bello che impone ai miei giorni di virare nella direzione giusta, quella col vento a favore.

Spero non sia solo una demo.


venerdì 31 maggio 2013

Briciole

Non resta nulla.

Guardati indietro. Afferra quel ricordo. Stringi quell'emozione. Illuminati di quel sorriso.

Ora torna qui.
Svanito. Tutto.
Rimani solo tu. E quella solitudine che ti assale.

I ricordi fanno male. Annebbiano, sfiniscono.

Quasi quasi non mi affeziono più.

venerdì 24 maggio 2013

Via

Lo so, manco da un po'. Un po' tanto, in verità. Vorrei provare a giustificarmi, anche se nessuna scusa potrebbe mai sembrare plausibile. Veramente non ho mai trovato un solo momento, nemmeno uno, per scrivere una qualsiasi cosa sul blog? Se lo affermassi, mentirei.

Ci sono periodi in cui non si riesce nemmeno ad ammettere a se stessi quello che si prova. Si ha paura di un giudizio, di un rimprovero della coscienza. "Perché mi sento così? Perché non voglio guardarmi allo specchio e dirmi in faccia cosa penso?" Trovare risposta a domande simili è complicato. Richiede tempo, silenzio, voglia di ammettere i sentimenti più scomodi. Ci vuole un gran coraggio.
E quindi, che si fa?

Si evade.

TV, facebook, cibo. Ognuno ha il suo. Si "sgombra la mente". Si smette di pensare. Ci si accascia sul divano, si prende la bacchetta magica e si sfilano i pensieri, uno ad uno. Ci si svuota dei problemi, della tristezza. La solitudine si riempie di quel mondo meraviglioso, surreale, mondo di cui noi siamo affascinanti protagonisti. Sembra quasi di innamorarsi con Julia Roberts, o di segnare insieme a Ronaldo. Abbiamo tanti amici, tutti che ci mandano cuoricini e che ci vogliono bene. Siamo belli in quelle foto, siamo popolari con tutti quei "mi piace". E poi, cosa cambia se mangio quel panino o meno? Sono felice ora, questo è l'importante.

Basta poco perché la magia svanisca. Ci accorgiamo che sono passate più di due ore.
Usciamo dalla bolla.

Come mi sento ora, dopo aver vissuto per finta?

Vuota.



martedì 29 gennaio 2013

Fasi

Ad una settimana dal mio primo esame universitario, posso finalmente ammetterlo con sicurezza:

sono divisa in due.

Avete capito benissimo, non c'è nessun errore di battitura. Sono letteralmente, completamente divisa in due parti: 

quella che vuole studiare (che in me ha sempre prevalso)
quella che se ne frega saporitamente, senza senso di colpa alcuno.

Situazione insolita e, devo dirlo, non facile da gestire. Capisco che di primo impatto possa sembrare una reazione del tutto normale, soprattutto per chi è abituato a convivere con questo genere di conflitti interiori. Ma per me non lo è. Non lo è per niente.

Sembra che la parte menefreghista del mio essere, per tanto tempo soffocata da orgoglio e fittizie competizioni, stia esplodendo ora, tutta insieme. Ma che gentilezza aspettare proprio il momento peggiore, quello del primo anno di università.

Non potevi farti sentire prima, magari a piccole rate?!

Forse è vero, sto impazzendo. Ma non so che fare, non capisco perché una parte del mio cervello vuole una cosa, e l'altra stia facendo di tutto per mettergli i bastoni fra le ruote.

Perché proprio nel momento in cui la motivazione dovrebbe essere più forte e la voglia di arrivare all'obiettivo dovrebbe accecare tutto il resto, io reagisco in maniera diversa? Ma neanche diversa dagli altri, poiché probabilmente molti si trovano nella stessa mia situazione...

Perché reagisco diversamente da come reagirebbe la ragazza in cui mi riconoscevo in un tempo non così lontano? 

Non ne ho idea. So solo che io tra una settimana ho un esame, il primo della mia vita. E mi sento insicura, piena di dubbi, di incertezze.

E, nonostante tutto, non mi importa.
Spero, almeno per ora.

sabato 12 gennaio 2013

La prima volta

Guardarti è stata l'esperienza più strana della mia vita. Chissà cosa accadeva in quei millesimi di secondo, in quell'impercettibile lasso di tempo necessario al cuore per connettersi al cervello. Tutto precipitava, giù, fino alla pancia. Quel contatto nascosto, quel filo che ci legava nella distanza... Più intenso di un bacio, più dolce di un sorriso. Restavamo fermi ad ascoltare il suono del silenzio, a sentire il profumo del vento. Percepivamo quella magia che si schiudeva impercettibile nell'aria... solo per me, solo per noi.

Senza saperlo, ci alzavamo in volo. Senza saperlo, il mondo non ci vedeva più.
Sulle note di un battito, ci sorprendevamo di quanta vita ci fosse in un secondo.

Sorridevamo, mentre i nostri occhi facevano l'amore.

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