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martedì 27 maggio 2014

Il lato oscuro

Spero davvero che nessuno mi legga.

Mi sono resa conto che io non seguirei mai un blog come il mio. Da tutti i post emerge il mio "lato oscuro", quello che ho dentro e che non ho il coraggio di dire. Emergono le paure di una ragazza triste, scontenta, malinconica. Sembra davvero che io sia così sempre, che veda la vita come non dovrei, che io la affronti senza stringerla tra le mani, in pugno. Sembra che la solitudine sia la compagna più fidata dei miei dialoghi con me stessa, che io voglia evadere sempre e comunque, che voglia rifugiarmi in un passato che non torna o, semplicemente, avere qualche certezza in più sul futuro. Mai allegria, mai vita vera, mai speranza. 

In fondo, un po' è così.

Ma ci tengo a dirlo: io non sono solo questo.

Scrivo quando mi sento sola. Scrivo quando ho voglia di sfogarmi, di urlare al mondo che esisto. Traggo riflessioni da stralci di vita che, penso, sia inutile raccontare nei dettagli.
Quando la tristezza mi assale, quando ho voglia di piangere, quando sento che solo un foglio elettronico può capirmi... io scrivo. E subito dopo mi sento più libera, più sollevata. Un po' meno triste.

La vetrina scura che ho creato in questo spazio inesistente della rete mi aiuta a proteggere la piccola luce che quotidianamente tento di ravvivare. E' confortante sapere che qualcosa mi ascolta.

Non mi interessa se qualcuno mi legge o meno.
Ma so per certo che chi dovesse farlo leggerebbe uno stralcio della mia anima. Un piccolo angolo nascosto nelle profondità del mio io che potrà trovare solo qui, chiuso nel cassetto. 
E che mai, mai porterò alla luce.

- Perché scrivi solo cose tristi? -
- Perché quando sono felice, esco. -
- Luigi Tenco -

venerdì 31 maggio 2013

Briciole

Non resta nulla.

Guardati indietro. Afferra quel ricordo. Stringi quell'emozione. Illuminati di quel sorriso.

Ora torna qui.
Svanito. Tutto.
Rimani solo tu. E quella solitudine che ti assale.

I ricordi fanno male. Annebbiano, sfiniscono.

Quasi quasi non mi affeziono più.

sabato 13 aprile 2013

Mancanza

Quante volte ci siamo spinti a sentire la mancanza di qualcosa che mai abbiamo ottenuto? Sensazione strana, insolita, non certo delle più piacevoli.
Credo che dopo tanto tempo di prolungate mancanze si arrivi a un punto in cui la mente, assuefatta da un unico, costante pensiero, si abitui all'idea di averlo perso, di aver perso quell'occasione, quel sentimento. Si è spinti da un desiderio tanto intenso da far credere a noi stessi che, un tempo, esso si è realizzato e che il suo oggetto sia stato realmente nostro. Una fantasia reale, un'illusione così potente da raggirare anche ciò che di più razionale è rimasto in noi. Splendida favola, il cui finale consiste in un dolorosissimo distacco, sempre e comunque.
Solo ora ne percepiamo l'assenza.
Ora sentiamo di essere veramente soli perché anche l'illusione ci ha abbandonato. Ancorati ad una realtà che incessantemente cerchiamo di fuggire, soffriamo per qualcosa che non è mai esistito, un'emozione mai provata, una situazione mai vissuta. Eppure è li, vivida in noi.
Il dolore della mai presenza supera qualsiasi altro. E ci fa sentire grigi, vuoti... Dannatamente incompleti.

venerdì 22 febbraio 2013

Indietro


Per quanto tu possa sforzarti, per quanto cerchi di rincorrere quel momento nel vano intento di non lasciarlo sfuggire, per quanto ti convincerai dell'immutabilità di ogni tuo respiro... non sarà abbastanza.

Scivolerai nell'immagine di un ricordo. Ti perderai nel piacere dell'illusione di poterlo riafferrare e, ancora una volta, farlo tuo. Inciamperai in una realtà che restituisce solo immagini sfocate di un passato vivo, ma lontano.


In una consapevolezza tanto amara, ti convincerai ad andare avanti. Ma non negherai ai tuoi pensieri l'anelito dolce di una realtà interiore tutta da rivivere... la stessa che il tempo ti ha prestato e, senza permesso, ti ha sottratto.

venerdì 30 novembre 2012

Il piacere

Leggere stralci di un recente passato fa sempre un certo effetto. All'inizio si è mossi solo da curiosità, voglia di evadere da un presente che talvolta ci opprime. L'atto di frugare tra ricordi non lontani ci dà quella giusta dose di malinconia, che non assale, non intristisce, come se una parte di noi fosse ancora legata alla folle convinzione di appartenere a quella nostra realtà che in varie forme ci accingiamo a contemplare. Ci lasciamo trasportare dal piacere donato da un sorriso nostalgico, proteggere da momenti "sicuri", favole scritte di cui già conosciamo il finale. Sensazione meravigliosa ma che, a mio avviso, deve essere limitata entro certi termini. Operazione difficilissima, che richiede una sconfinata forza di volontà che, per definizione, chi si rifugia nel ricordo non possiede. Nel momento in cui ci si chiude in se stessi, ecco che le capacità volitive vengono risucchiate dall'inconscio e vestite di dolci, passate felicità. La mente, illusa e ipnotizzata al tempo stesso, si crogiola nell'idea che quel momento non finirà, che è più comodo e meno doloroso lasciarsi annegare in ciò che è stato, senza riguardo verso ciò che deve ancora essere in quanto difficile, non prevedibile nelle sue sfaccettature più indesiderate che contribuiscono a rendere il tutto un buco nero, profondo, estremamente incerto.

Ed è così che la negazione della realtà ti porta a non vedere cosa si cela sotto quella effimera veste illusoria che copre e ripara il ricordo fresco, vissuto da poco. Si è talmente accecati, talmente presi dalla voglia di rivivere tutti e subito gli istanti che l'hanno composto che non ci si rende conto di quanto l'aver appena lasciato la realtà sia estremamente doloroso, di quanto la consapevolezza di non poterla riafferrare sia tremendamente frustrante.
Inizia ad avanzare il desiderio di tornare indietro, subito, ad ogni costo. Perché è così, te ne rendi conto dopo poco: il piacere, i sorrisi generati dal puro ricordo non bastano più. Come assuefatto da una potente droga, all'improvviso, ne vuoi ancora. Non basta viverlo nella mente. Devi sentire con le tue orecchie, vedere con i tuoi occhi, toccare, sentire il calore della pelle, il gelo della neve, la delicatezza della guancia di un bambino. Devi poter urlare ciò che provi, sentire il sapore di un bacio, respirare il profumo del mare. Tutto uguale, tutto come quella prima volta che ti è rimasta nel cuore. E che vuoi rivivere.

Ma il dolore provocato dal non poter esaudire il tuo desiderio, poco a poco, ti sfinisce. Sai che devi uscire. Spogliare il ricordo dalle illusioni, una volta per tutte.
Lo fai, a malincuore. Ti convinci che è giunta l'ora di disintossicarsi dalla passata felicità.

Ma tanto, lo sai. Prima o poi ci ricadi. E' più forte di te.
Il piacere vissuto mentre stai precipitando... ti ripaga di tutto.

giovedì 4 ottobre 2012

Non oggi

Salgo a fatica la scala a chiocciola, ripida, stretta. E' in legno, una di quelle scale lavorate antiche, bellissime quanto scomode. Mi faccio strada fra la polvere, cerco di abituare la mia vista al buio improvviso. Perché non hanno pensato di mettere una luce? 

Salgo l'ultimo gradino. Una porta chiusa, anch'essa di legno, mi divide dall'ignoto.
Mi faccio coraggio. Appoggio la mano tremante sulla maniglia d'ottone, fredda, impolverata. Speriamo non sia chiusa...
L'abbasso. Spingo piano, la mia forza accompagnata da un fastidioso cigolio.
Il cuore batte un po' più forte. Ci siamo.

Entro.

La sensazione è la stessa di quando ho fatto snorkeling a Cozumel, per la prima volta. Batticuore, lunghi respiri per cercare di prendere coraggio. Non sapere cosa mi aspettava sotto quella sottile linea di confine tra il cielo e il mare.
Ma quando i miei occhi si tuffarono dentro quella distesa di acqua e sale... tutto cambiò, come per magia. Un mondo incredibile, meravigliosamente inesplorato si era materializzato davanti a me. Un mondo che non avevo mai avuto l'opportunità di conoscere, e che allora mi stava accogliendo tra le sue braccia rassicuranti.

Oggi, la stessa sensazione.

Un debolissimo fascio di luce si fa strada tra le imposte mal chiuse di una piccola finestra. Granelli di polvere danzano a mezz'aria, donando la materia ad un impercettibile raggio di sole. 
Trattengo il respiro.
Una stanza enorme. Sulla sinistra, giocattoli di ogni genere sono disordinatamente riposti in una scatola di cartone. Ne riconosco qualcuno... ma sì, il banchetto su cui ho imparato a scrivere il mio nome. 
Ora è lì, a terra. La polvere, la sua compagna più fidata.
In fondo, un mobile grande ospita svariati pastori e decorazioni di Natale fatte a mano. A destra scatole, libri, foto. 
Deglutisco. Vorrei accendere la luce, rovistare tra tutti quei ricordi, trovare i miei e adottare quelli dei miei genitori. Mi trattengo.

Sono salita fin qui su per mettere in ordine. Tra poco arriverà papà. Me l'ha chiesto così tante volte...

Faccio un passo indietro, allungo il braccio verso la maniglia. La afferro, la tiro verso di me.
Non ci riesco. Violerei qualcosa di sacro.

Non posso. Non ora.
Sarà per la prossima volta... promesso.

giovedì 27 settembre 2012

Polvere


Vuoto.

Lo sento, intorno a me, tra le fredde mura di una stanza. La mia stanza.
Appoggio lo scatolo per terra, mi avvicino allo scaffale posto sopra il mio letto. Sfilo piano i quaderni, impilati disordinatamente tra un foglio e l'altro. Dovrei buttarli, tanto ormai non mi servono più.

Non ce la faccio.

La mia più grande malattia, è quella di non riuscire a buttare nulla. So che non è normale, so che non dovrei... eppure è più forte di me. Anche solo sfiorando la superficie di un libro, un foglio, un oggetto, si materializzano di fronte a me immagini passate, nitidissime. Le sento, le posso quasi toccare.
Tutto ciò che è entrato in mio possesso, ormai fa parte di me. Liberandomene, sarebbe come privarsi di un ricordo.

Non voglio dimenticare.

Cadono per terra delle foto. Sento un'improvvisa stretta alla gola nel vedere situazioni passate, che non torneranno. Distolgo lo sguardo, respiro profondamente. Poi le riguardo.

Incredibile.

La foto è l'immagine che racchiude in sè la pura essenza del ricordo. Quegli sguardi, quei sorrisi... Rivivo per un'attimo l'emozione di quello scatto. La faccio mia, la sento mia. Il calore di quegli abbracci, l'allegria di un momento.

Ritorno alla realtà.
Appoggio con cautela quei ricordi nel buio di una scatola di cartone.

Sorrido. Basterà uno sguardo.

Lo sento.

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domenica 16 settembre 2012

Settembre

Le sere di settembre sono le più strane. Senti l'aria, fresca e leggera, accarezzarti dolcemente la pelle. Ti fa sentire bene, più sollevato, cullato da uno sconosciuto, rasserenante senso di libertà. La respiri, la fai tua... E improvvisamente, accade. Lo senti ma, all'inizio, non lo riconosci. Ti inebria, ti travolge. Quel profumo... Un misto di emozioni, passate e future. Ti dà malinconia e speranza al tempo stesso.

L'aria delle sere di settembre profuma di un'estate che sfiorisce. Profuma di ricordi, ma anche del tepore di un camino.
Chiudi gli occhi. Cerchi di imprimere nella memoria quel profumo. Li riapri.

In cuor tuo, sai già che non c'è più.

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