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martedì 27 maggio 2014

Il lato oscuro

Spero davvero che nessuno mi legga.

Mi sono resa conto che io non seguirei mai un blog come il mio. Da tutti i post emerge il mio "lato oscuro", quello che ho dentro e che non ho il coraggio di dire. Emergono le paure di una ragazza triste, scontenta, malinconica. Sembra davvero che io sia così sempre, che veda la vita come non dovrei, che io la affronti senza stringerla tra le mani, in pugno. Sembra che la solitudine sia la compagna più fidata dei miei dialoghi con me stessa, che io voglia evadere sempre e comunque, che voglia rifugiarmi in un passato che non torna o, semplicemente, avere qualche certezza in più sul futuro. Mai allegria, mai vita vera, mai speranza. 

In fondo, un po' è così.

Ma ci tengo a dirlo: io non sono solo questo.

Scrivo quando mi sento sola. Scrivo quando ho voglia di sfogarmi, di urlare al mondo che esisto. Traggo riflessioni da stralci di vita che, penso, sia inutile raccontare nei dettagli.
Quando la tristezza mi assale, quando ho voglia di piangere, quando sento che solo un foglio elettronico può capirmi... io scrivo. E subito dopo mi sento più libera, più sollevata. Un po' meno triste.

La vetrina scura che ho creato in questo spazio inesistente della rete mi aiuta a proteggere la piccola luce che quotidianamente tento di ravvivare. E' confortante sapere che qualcosa mi ascolta.

Non mi interessa se qualcuno mi legge o meno.
Ma so per certo che chi dovesse farlo leggerebbe uno stralcio della mia anima. Un piccolo angolo nascosto nelle profondità del mio io che potrà trovare solo qui, chiuso nel cassetto. 
E che mai, mai porterò alla luce.

- Perché scrivi solo cose tristi? -
- Perché quando sono felice, esco. -
- Luigi Tenco -

domenica 6 ottobre 2013

La scossa

Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia.
- Alberto Moravia -


Nulla di più vero. Questa citazione è come uno schiaffo forte, un pugno in faccia all'orgoglio che ti obbliga a rimanere fermo, immutabile nella tua scomoda e pietosa situazione. Non ce la fai più? Cambia. Vuoi che la vita ti serva un piatto differente? Chiamala, e falle sentire che ciò che stai mangiando fa veramente schifo. O che comunque non fa per te... almeno non più.

Ci vuole coraggio, sapete? Non è facile fare marcia indietro, per niente. Bisogna ammettere un sacco di cose. Gli sbagli, gli errori di una valutazione troppo frettolosa e superficiale. Ammettere che quel consiglio forse non era poi così stupido come sembrava. Ammettere che non ce la si fa più a resistere così, che quella che si sta vivendo è un surrogato della vita o, meglio ancora, la vita di un'altra persona. Ma tu non sei un'altra persona. Tu sei tu.

L'idea di un cambiamento profondo cresce solo se la si alimenta costantemente, anche in maniera inconscia. Matura piano.
D'un tratto, ecco che si fa sentire. Tutta insieme. Un vortice di "ma" e di "se" mai detti prima ha travolto la mia vita quasi senza permesso. "Quasi", perché una parte di me stava al suo gioco, senza che io lo fossi mai venuta a sapere. Buffo, no?

In quei momenti ci si sente davvero persi. Crolla tutto, vi giuro. Quello che fino a quel momento ti eri costruita con tanta costanza, sempre fissa verso un obiettivo evidentemente non ancora definito, cade giù come il più fragile dei castelli di sabbia. Era bello e rassicurante vederlo lì. Ora, non c'è più.

Come si fa a ricomporre i pezzi? Come si può pensare di avere realmente la forza di ritrovare un punto di partenza su cui basarsi, andando fieri e con entusiasmo verso la fine? Non siamo fatti di ferro. Abbiamo dei sentimenti, delle emozioni che non sempre riescono a starci dietro come si deve. E loro non ti fanno ragionare in maniera distaccata ed oggettiva, anzi. Fanno lo sgambetto alla tua freddezza e lucidità intellettiva. Ti mandano in tilt.

Sai che tornare indietro non ti porterebbe alla condizione di benessere iniziale. Sai anche che andare avanti è una scommessa con il mondo, o meglio, con se stessi.

Volgi gli occhi di fronte a te.
Davanti, vedi solo nebbia.

 

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