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lunedì 26 maggio 2014

Fuori dal guscio

Torno alla realtà, dopo essere stata in quella magnifica nuvola protetta quasi più di una settimana. Torno a Roma, torno a studiare, torno in quella che dovrebbe essere la mia realtà. Mia e di nessun altro.

Sembrerà strano, ma davvero, non riesco a staccarmi. Non riesco. Parto, e immagino il momento in cui tornerò dalla mia famiglia. Stento a credere che riuscirò davvero a crearmi una vita da sola, per conto mio. Penso che la vera felicità siano loro, e mi riesce difficile immaginare un legame più forte con un estraneo. Sarà che non mi è mai capitato, sarà che non ho minimamente idea di come si possa amare... Sarà che il solo pensiero mi spaventa terribilmente.

Cambierò?

Se da un lato lo spero, dall'altro ho paura che non succederà. E continuerà ad essere tutto un sogno, e vivrò nella proiezione di un desiderio, lo stesso che si ha da piccole, quando si guardano per la prima volta quelle splendide favole Disney.

Perché, in fondo, io mi sento piccola. Sento di aver bisogno di una guida, di una protezione.
Forse anche gli altri mi vedono così.

giovedì 4 ottobre 2012

Non oggi

Salgo a fatica la scala a chiocciola, ripida, stretta. E' in legno, una di quelle scale lavorate antiche, bellissime quanto scomode. Mi faccio strada fra la polvere, cerco di abituare la mia vista al buio improvviso. Perché non hanno pensato di mettere una luce? 

Salgo l'ultimo gradino. Una porta chiusa, anch'essa di legno, mi divide dall'ignoto.
Mi faccio coraggio. Appoggio la mano tremante sulla maniglia d'ottone, fredda, impolverata. Speriamo non sia chiusa...
L'abbasso. Spingo piano, la mia forza accompagnata da un fastidioso cigolio.
Il cuore batte un po' più forte. Ci siamo.

Entro.

La sensazione è la stessa di quando ho fatto snorkeling a Cozumel, per la prima volta. Batticuore, lunghi respiri per cercare di prendere coraggio. Non sapere cosa mi aspettava sotto quella sottile linea di confine tra il cielo e il mare.
Ma quando i miei occhi si tuffarono dentro quella distesa di acqua e sale... tutto cambiò, come per magia. Un mondo incredibile, meravigliosamente inesplorato si era materializzato davanti a me. Un mondo che non avevo mai avuto l'opportunità di conoscere, e che allora mi stava accogliendo tra le sue braccia rassicuranti.

Oggi, la stessa sensazione.

Un debolissimo fascio di luce si fa strada tra le imposte mal chiuse di una piccola finestra. Granelli di polvere danzano a mezz'aria, donando la materia ad un impercettibile raggio di sole. 
Trattengo il respiro.
Una stanza enorme. Sulla sinistra, giocattoli di ogni genere sono disordinatamente riposti in una scatola di cartone. Ne riconosco qualcuno... ma sì, il banchetto su cui ho imparato a scrivere il mio nome. 
Ora è lì, a terra. La polvere, la sua compagna più fidata.
In fondo, un mobile grande ospita svariati pastori e decorazioni di Natale fatte a mano. A destra scatole, libri, foto. 
Deglutisco. Vorrei accendere la luce, rovistare tra tutti quei ricordi, trovare i miei e adottare quelli dei miei genitori. Mi trattengo.

Sono salita fin qui su per mettere in ordine. Tra poco arriverà papà. Me l'ha chiesto così tante volte...

Faccio un passo indietro, allungo il braccio verso la maniglia. La afferro, la tiro verso di me.
Non ci riesco. Violerei qualcosa di sacro.

Non posso. Non ora.
Sarà per la prossima volta... promesso.

domenica 30 settembre 2012

Un po' di più

Mi sento strana.

Cerco di fare un bel respiro. Niente. Qualcosa mi agita, mi fa sentire instabile.
Forse mi spaventa.

Domani comincerò una nuova vita. Domani farò parte di un altro mondo. Volti nuovi, studi nuovi... tutto diverso. Saremo io e tutto il resto.

E se non fossi pronta? Se non fossi all'altezza?
Domani, il mio primo giorno da universitaria, farò il mio ingresso in una realtà tutta da scoprire.
E' vero, ho paura. L'insicurezza, il timore di un fallimento, mi assalgono.

Eppure, voglio dimostrare a me stessa che non sarà così.

Eppure, nonostante tutto... non vedo l'ora di iniziare.

giovedì 27 settembre 2012

Polvere


Vuoto.

Lo sento, intorno a me, tra le fredde mura di una stanza. La mia stanza.
Appoggio lo scatolo per terra, mi avvicino allo scaffale posto sopra il mio letto. Sfilo piano i quaderni, impilati disordinatamente tra un foglio e l'altro. Dovrei buttarli, tanto ormai non mi servono più.

Non ce la faccio.

La mia più grande malattia, è quella di non riuscire a buttare nulla. So che non è normale, so che non dovrei... eppure è più forte di me. Anche solo sfiorando la superficie di un libro, un foglio, un oggetto, si materializzano di fronte a me immagini passate, nitidissime. Le sento, le posso quasi toccare.
Tutto ciò che è entrato in mio possesso, ormai fa parte di me. Liberandomene, sarebbe come privarsi di un ricordo.

Non voglio dimenticare.

Cadono per terra delle foto. Sento un'improvvisa stretta alla gola nel vedere situazioni passate, che non torneranno. Distolgo lo sguardo, respiro profondamente. Poi le riguardo.

Incredibile.

La foto è l'immagine che racchiude in sè la pura essenza del ricordo. Quegli sguardi, quei sorrisi... Rivivo per un'attimo l'emozione di quello scatto. La faccio mia, la sento mia. Il calore di quegli abbracci, l'allegria di un momento.

Ritorno alla realtà.
Appoggio con cautela quei ricordi nel buio di una scatola di cartone.

Sorrido. Basterà uno sguardo.

Lo sento.

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venerdì 21 settembre 2012

... All'improvviso

 
 
Ammetto che non me lo sarei mai aspettato. Non ora, non adesso. Ma tutti quegli scatoli, ordinatamente impilati nell'ingresso... mi hanno bruscamente riportato alla realtà. Mi sono rivista per un attimo mentre entravo in una casa che profumava ancora di vernice fresca. Respiravo a fondo quella nuova avventura, immaginavo cosa sarebbe cambiato. Riapro gli occhi. Sento che qualcosa sta per iniziare... ma, nel frattempo, ne sta finendo un'altra.
 

In momenti come questi, capisco quanto il tempo corra più veloce di me.

mercoledì 19 settembre 2012

Cambiamenti

Quando gli dèi vogliono punirci, esaudiscono i nostri desideri.
- O. Wilde -

Se posso essere sincera, non avrei mai immaginato di scrivere né tantomeno utilizzare un aforisma del Maestro. Seppur tremendamente capaci di scavare nelle più recondite verità dell'animo umano, sono sempre stata dell'idea che si abusasse un po' troppo di parole così profonde. Ma in questo caso... nel mio caso.... niente ci fu di più calzante.

Troppo spesso, la vita ci pone dinnanzi a scelte che possono cambiare radicalmente il nostro modo di pensare, vedere, agire. Situazioni desiderate sino alla follia, che creano una condizione interiore totalmente votata al raggiungimento di una meta, LA meta. Traguardo che, talvolta, è destinato ad essere squisitamente ideale.
Tutti sanno che la maggior parte dell'esistenza umana è segnata da continui sforzi, sacrifici, nella speranza di rendere la propria permanenza su questa Terra meno terribile di quanto essa si prospetta. Eppure... accade. Come un magnifico fulmine a ciel sereno, la soluzione, quella "meta" tanto bramata piove improvvisamente e si radica con prepotenza di fronte a noi, ad un passo. Eccola... la vedo. La posso quasi toccare, ne percepisco il profumo. L'unica distanza è costituita dalla mancanza di un "sì".

Ora ne ho la certezza: niente è più angosciante di un cambiamento radicale che sta per divenire realtà.

La gioia che ti saresti aspettato nel vedersi concretizzare un folle desiderio è sostituita da un senso di confusione, misto a un soffocante senso di oppressione. Davanti ai tuoi occhi, nella tua mente, iniziano a materializzarsi tutti i possibili "contro". L'entusiasmo della fantasia viene calpestato dalle crude sfaccettature della realtà. Sai per certo che la vita potrebbe cambiare, da un momento all'altro. Solo che ora non hai più scuse... non dipende più dalla fortuna, dai genitori, dai soldi. Dipende da te.

E, credetemi... è più facile sopportare il peso del destino, che quello delle responsabilità.

domenica 16 settembre 2012

Sola

Oggi ho capito una cosa: non si cresce con il tempo. O forse, non lo capisci subito.

Te ne accorgi dopo. Quando tutto è già stato fatto, concluso, terminato. E tu non puoi far nulla per tornare indietro.
Quando la macchina della tua famiglia si allontana, come se nulla fosse... ma lì dentro manchi tu. Quando, chiusa a chiave la porta di casa, senti il silenzio penetrare nelle ossa, avvolgere la mente, soffocarla. Lì, chiuso tra quattro fredde mura, sei in compagnia solo di te stesso.
E' proprio in questi momenti in cui ci si sente improvvisamente traditi dalla vita. Si comprende che essa scorre, tranquilla, senza chiederci né spiegarci niente.

In quella macchina c'ero anche io. Ora posso anche non esserci.
Cosa è cambiato?
Chiudo la porta di casa, mi giro, ascolto il rumore del silenzio.
In quei momenti, più di ogni altra cosa, avrei bisogno di una risposta.

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