giovedì 1 agosto 2013

Respirare

Mi sentivo instabile.
Camminavo nervosamente, avanti e indietro, aspettando che l'ora passasse. Ma si sa... Quando aspetti, il tempo non ne vuole sapere di darti ascolto.
Uno sguardo al cellulare. Niente. Poi un altro, un altro e un altro ancora. Il minuto si era fermato, non scattava. E l'ansia cresceva.
Volevo andarmene. Non potevo.

Il buonsenso mi ha costretto a rimanere almeno a pranzo. Seduta a tavola, non facevo che gettare sguardi nervosi all'orologio.
Perché è tutto così lento?

Non so con esattezza cosa mi sia successo ieri. Fremevo dalla voglia di andarmene, di stare un po' da sola con me stessa. Il tempo era perfetto. Una brezza fresca ingannava il caldo, le onde del mare si infrangevano senza sosta sui frangiflutti. Mi sentivo in sintonia con lo spirito agitato di quel blu in tempesta.

"Nonna, io scendo".
"Dove vai?"
"A fare due passi".
"Va bene, ma non fare tardi".

Adoro la mia famiglia. Mi vuole bene.

Ho legato i capelli, infilato gli occhiali da sole, preso il telefono e le cuffie e sono uscita. 
Da sola. Finalmente.

Ho sceso le scale quasi di corsa. Sentivo che dovevo arrivare al mare il prima possibile. Ne avevo bisogno.
Ogni passo era una ventata di salsedine. Una ventata di libertà.

Finalmente sentivo la sabbia scivolarmi tra le dita dei piedi. Asciutta, morbida, leggermente mossa da quella brezza che non accennava a diminuire la sua forza.
Arrivata all'ombrellone. Via i sandali, via quella gabbia che mi opprimeva.
Semplicemente, via.

Non so per quanto tempo ho camminato. Un' ora, forse addirittura due. Accompagnata dal rumore del mare, mi sentivo parte di una natura che incessantemente si stava ribellando a se stessa.

Ho corso. Correvo, e non accennavo a fermarmi. Ero sola, e questo mi bastava.
Ho immaginato come sarebbe stato non tornare più. Non era male. Indietro tutto, indietro tutti...

Mi sono fermata un istante. Ho guardato alle mie spalle. L'ho realizzato.

Fuggire non serve a nulla. In fondo, l'unica da cui sarei voluta fuggire era sempre con me. 

Da se stessi non si scappa.




lunedì 29 luglio 2013

...Permesso?

Mi sono accorta di aver trascurato quasi totalmente questo spazio. Curioso, davvero. Ho buttato per tutto questo tempo una bella occasione per sfogarmi, parlare con un "tu" virtuale che probabilmente non esiste o, forse, non è mai esistito. Mah.
Mi sono accorta anche di un'altra cosa: in quei pochi, pochissimi post che ho scritto non ho fatto altro che piangermi addosso. Ho parlato di sentimenti, di paura, tristezza e tanta, tantissima malinconia. Timore del futuro, nostalgia verso il passato.

Ma sono realmente così?

A pensarci bene, quei pochi lettori che mi hanno seguito probabilmente non sanno chi sono io. Non mi conoscono, perché non ho mai dato loro modo di conoscermi. Solo adesso me ne rendo conto... E mi dispiace.
Non ho mai parlato della mia vita, delle mie aspirazioni, dei miei piccoli successi e dei grandi dubbi. Tanta teoria, sì. Ho scritto come la penso su determinati temi, aspetti della vita di ognuno di noi.

Forse ne sentivo veramente il bisogno. Non è detto che non lo faccia ancora.
Chissà.

Provvederò a crearmi una maschera. Solo così, forse, riuscirò davvero ad esprimere me stessa.

venerdì 31 maggio 2013

Briciole

Non resta nulla.

Guardati indietro. Afferra quel ricordo. Stringi quell'emozione. Illuminati di quel sorriso.

Ora torna qui.
Svanito. Tutto.
Rimani solo tu. E quella solitudine che ti assale.

I ricordi fanno male. Annebbiano, sfiniscono.

Quasi quasi non mi affeziono più.

venerdì 24 maggio 2013

Via

Lo so, manco da un po'. Un po' tanto, in verità. Vorrei provare a giustificarmi, anche se nessuna scusa potrebbe mai sembrare plausibile. Veramente non ho mai trovato un solo momento, nemmeno uno, per scrivere una qualsiasi cosa sul blog? Se lo affermassi, mentirei.

Ci sono periodi in cui non si riesce nemmeno ad ammettere a se stessi quello che si prova. Si ha paura di un giudizio, di un rimprovero della coscienza. "Perché mi sento così? Perché non voglio guardarmi allo specchio e dirmi in faccia cosa penso?" Trovare risposta a domande simili è complicato. Richiede tempo, silenzio, voglia di ammettere i sentimenti più scomodi. Ci vuole un gran coraggio.
E quindi, che si fa?

Si evade.

TV, facebook, cibo. Ognuno ha il suo. Si "sgombra la mente". Si smette di pensare. Ci si accascia sul divano, si prende la bacchetta magica e si sfilano i pensieri, uno ad uno. Ci si svuota dei problemi, della tristezza. La solitudine si riempie di quel mondo meraviglioso, surreale, mondo di cui noi siamo affascinanti protagonisti. Sembra quasi di innamorarsi con Julia Roberts, o di segnare insieme a Ronaldo. Abbiamo tanti amici, tutti che ci mandano cuoricini e che ci vogliono bene. Siamo belli in quelle foto, siamo popolari con tutti quei "mi piace". E poi, cosa cambia se mangio quel panino o meno? Sono felice ora, questo è l'importante.

Basta poco perché la magia svanisca. Ci accorgiamo che sono passate più di due ore.
Usciamo dalla bolla.

Come mi sento ora, dopo aver vissuto per finta?

Vuota.



sabato 13 aprile 2013

Mancanza

Quante volte ci siamo spinti a sentire la mancanza di qualcosa che mai abbiamo ottenuto? Sensazione strana, insolita, non certo delle più piacevoli.
Credo che dopo tanto tempo di prolungate mancanze si arrivi a un punto in cui la mente, assuefatta da un unico, costante pensiero, si abitui all'idea di averlo perso, di aver perso quell'occasione, quel sentimento. Si è spinti da un desiderio tanto intenso da far credere a noi stessi che, un tempo, esso si è realizzato e che il suo oggetto sia stato realmente nostro. Una fantasia reale, un'illusione così potente da raggirare anche ciò che di più razionale è rimasto in noi. Splendida favola, il cui finale consiste in un dolorosissimo distacco, sempre e comunque.
Solo ora ne percepiamo l'assenza.
Ora sentiamo di essere veramente soli perché anche l'illusione ci ha abbandonato. Ancorati ad una realtà che incessantemente cerchiamo di fuggire, soffriamo per qualcosa che non è mai esistito, un'emozione mai provata, una situazione mai vissuta. Eppure è li, vivida in noi.
Il dolore della mai presenza supera qualsiasi altro. E ci fa sentire grigi, vuoti... Dannatamente incompleti.

venerdì 22 febbraio 2013

Indietro


Per quanto tu possa sforzarti, per quanto cerchi di rincorrere quel momento nel vano intento di non lasciarlo sfuggire, per quanto ti convincerai dell'immutabilità di ogni tuo respiro... non sarà abbastanza.

Scivolerai nell'immagine di un ricordo. Ti perderai nel piacere dell'illusione di poterlo riafferrare e, ancora una volta, farlo tuo. Inciamperai in una realtà che restituisce solo immagini sfocate di un passato vivo, ma lontano.


In una consapevolezza tanto amara, ti convincerai ad andare avanti. Ma non negherai ai tuoi pensieri l'anelito dolce di una realtà interiore tutta da rivivere... la stessa che il tempo ti ha prestato e, senza permesso, ti ha sottratto.

domenica 10 febbraio 2013

Nebbia

Avete mai avuto paura?

Una situazione, una persona, un insetto... qualsiasi cosa in noi può potenzialmente generare timore, angoscia.

Non credo vi sia sensazione più brutta.

Ti senti impotente. Incapace di pensare... di agire. E' terribile sentire come in noi cresca la volontà di rialzarsi, di combattere, ma che questa venga in ogni modo evitata da una morsa allo stomaco che ci paralizza, ci rende insicuri, deboli. Farsi forza non basta, nascondersi non basta. Tutto, in quegli interminabili momenti, sembra non bastare.

E quando si ha paura di scegliere, invece?
Stessa cosa, o forse peggio.

Il dubbio logora l'anima. Offusca la mente. Fa perdere il contatto con la realtà, talvolta anche in maniera irreversibile.

Ogni scelta comporta la perdita di qualcosa... ed è questo che ci fa impazzire. Il non poter più tornare indietro, rimediare se necessario. Il non riuscire a vedere come sarebbe andata, se avessimo scelto diversamente.

Chi è perennemente attanagliato dal dubbio è anche chi possiede lo smoderato timore di sbagliare.
Sbagliare... la paura peggiore che esista, quella che impedisce di provare, rischiare, credere. E vincere.

Capisco bene chi si trova di fronte ad un bivio. So cosa si prova, quanto si soffre al pensiero di poter sbagliare, alla consapevolezza che la scelta è quella definitiva. Che non si può riavvolgere la pellicola, tagliare e rifare tutto.  Io sono di fronte ad una importante scelta di vita... e mi viene da impazzire.


martedì 29 gennaio 2013

Fasi

Ad una settimana dal mio primo esame universitario, posso finalmente ammetterlo con sicurezza:

sono divisa in due.

Avete capito benissimo, non c'è nessun errore di battitura. Sono letteralmente, completamente divisa in due parti: 

quella che vuole studiare (che in me ha sempre prevalso)
quella che se ne frega saporitamente, senza senso di colpa alcuno.

Situazione insolita e, devo dirlo, non facile da gestire. Capisco che di primo impatto possa sembrare una reazione del tutto normale, soprattutto per chi è abituato a convivere con questo genere di conflitti interiori. Ma per me non lo è. Non lo è per niente.

Sembra che la parte menefreghista del mio essere, per tanto tempo soffocata da orgoglio e fittizie competizioni, stia esplodendo ora, tutta insieme. Ma che gentilezza aspettare proprio il momento peggiore, quello del primo anno di università.

Non potevi farti sentire prima, magari a piccole rate?!

Forse è vero, sto impazzendo. Ma non so che fare, non capisco perché una parte del mio cervello vuole una cosa, e l'altra stia facendo di tutto per mettergli i bastoni fra le ruote.

Perché proprio nel momento in cui la motivazione dovrebbe essere più forte e la voglia di arrivare all'obiettivo dovrebbe accecare tutto il resto, io reagisco in maniera diversa? Ma neanche diversa dagli altri, poiché probabilmente molti si trovano nella stessa mia situazione...

Perché reagisco diversamente da come reagirebbe la ragazza in cui mi riconoscevo in un tempo non così lontano? 

Non ne ho idea. So solo che io tra una settimana ho un esame, il primo della mia vita. E mi sento insicura, piena di dubbi, di incertezze.

E, nonostante tutto, non mi importa.
Spero, almeno per ora.

sabato 26 gennaio 2013

Là fuori

A volte basterebbe solo trovare la forza. Uscire fuori, svelare la propria anima. Liberarsi di quel peso che ci fa rimanere ancorati ad una vita comoda, ma che non ci appartiene né  mai vorremmo. Far scivolare su di noi le paure, le ansie, i "non sono abbastanza".

Non è semplice, me ne rendo conto. La motivazione che ti spinge ad iniziare una corsa, facilmente cede ai primi cenni di stanchezza. "Chi me l'ha fatto fare?", pensi. "Perché sto correndo, e non sto sdraiato su un divano a guardare un film?". Bella domanda.

Perché?

Anche se non vogliamo ammetterlo, abbiamo paura. Paura di slogarci una caviglia, paura che manchi il fiato...

Paura di perdere.

Ed è lì che cediamo. E' lì che pensiamo che sognare di vincere è gratificante quasi quanto vincere davvero. Ci convinciamo che non ne vale la pena, perché sappiamo che una delusione sarebbe per noi fatale. 

E' strano ammetterlo, ma queste sono le persone eccessivamente orgogliose, coloro i quali parteciperebbero solo se fossero realmente sicuri di vincere.

E la cosa peggiore, è che neanche lo vogliono ammettere. Si crogiolano nella convinzione di essere i migliori, sempre e comunque.

Ma non lo dimostrano. Perché sono deboli.

Spogliatevi della parte malsana del vostro orgoglio. Fate in modo che la motivazione, la voglia di credere, la voglia di vincere, sovrastino la paura di non essere all'altezza.

Siate onesti con voi stessi. Sognare la vita, l'amore, la vittoria... non è vita. E' solo una perdita di tempo.

Credetemi, io sono come voi che state leggendo questo post. So quanto sia difficile. So come ci si sente quando la paura fa a cazzotti con la voglia di emergere.

Fate vincere quest'ultima.

Non siate migliori degli altri. Ho capito che non ne vale la pena.

Siate migliori di voi stessi.

mercoledì 16 gennaio 2013

Il viaggio

A volte la fantasia si rivela l'unico rifugio sicuro. Chiudi i battenti con una sporca realtà, assapori il dolce frutto della tua mente, lontano da tutto.

Goditi il tuo viaggio, senza timore di sbagliare. impara a gustare l'aria fresca, lasciati trasportare dal vento, dalla sua magia. Tutto ciò che vedi è tuo. Parti da solo... lungo il cammino qualcuno si avvicinerà per chiedere indicazioni e proseguire con te.

Lascia il mondo là fuori.
Vai in cerca del mondo che hai dentro.


sabato 12 gennaio 2013

La prima volta

Guardarti è stata l'esperienza più strana della mia vita. Chissà cosa accadeva in quei millesimi di secondo, in quell'impercettibile lasso di tempo necessario al cuore per connettersi al cervello. Tutto precipitava, giù, fino alla pancia. Quel contatto nascosto, quel filo che ci legava nella distanza... Più intenso di un bacio, più dolce di un sorriso. Restavamo fermi ad ascoltare il suono del silenzio, a sentire il profumo del vento. Percepivamo quella magia che si schiudeva impercettibile nell'aria... solo per me, solo per noi.

Senza saperlo, ci alzavamo in volo. Senza saperlo, il mondo non ci vedeva più.
Sulle note di un battito, ci sorprendevamo di quanta vita ci fosse in un secondo.

Sorridevamo, mentre i nostri occhi facevano l'amore.

venerdì 30 novembre 2012

Il piacere

Leggere stralci di un recente passato fa sempre un certo effetto. All'inizio si è mossi solo da curiosità, voglia di evadere da un presente che talvolta ci opprime. L'atto di frugare tra ricordi non lontani ci dà quella giusta dose di malinconia, che non assale, non intristisce, come se una parte di noi fosse ancora legata alla folle convinzione di appartenere a quella nostra realtà che in varie forme ci accingiamo a contemplare. Ci lasciamo trasportare dal piacere donato da un sorriso nostalgico, proteggere da momenti "sicuri", favole scritte di cui già conosciamo il finale. Sensazione meravigliosa ma che, a mio avviso, deve essere limitata entro certi termini. Operazione difficilissima, che richiede una sconfinata forza di volontà che, per definizione, chi si rifugia nel ricordo non possiede. Nel momento in cui ci si chiude in se stessi, ecco che le capacità volitive vengono risucchiate dall'inconscio e vestite di dolci, passate felicità. La mente, illusa e ipnotizzata al tempo stesso, si crogiola nell'idea che quel momento non finirà, che è più comodo e meno doloroso lasciarsi annegare in ciò che è stato, senza riguardo verso ciò che deve ancora essere in quanto difficile, non prevedibile nelle sue sfaccettature più indesiderate che contribuiscono a rendere il tutto un buco nero, profondo, estremamente incerto.

Ed è così che la negazione della realtà ti porta a non vedere cosa si cela sotto quella effimera veste illusoria che copre e ripara il ricordo fresco, vissuto da poco. Si è talmente accecati, talmente presi dalla voglia di rivivere tutti e subito gli istanti che l'hanno composto che non ci si rende conto di quanto l'aver appena lasciato la realtà sia estremamente doloroso, di quanto la consapevolezza di non poterla riafferrare sia tremendamente frustrante.
Inizia ad avanzare il desiderio di tornare indietro, subito, ad ogni costo. Perché è così, te ne rendi conto dopo poco: il piacere, i sorrisi generati dal puro ricordo non bastano più. Come assuefatto da una potente droga, all'improvviso, ne vuoi ancora. Non basta viverlo nella mente. Devi sentire con le tue orecchie, vedere con i tuoi occhi, toccare, sentire il calore della pelle, il gelo della neve, la delicatezza della guancia di un bambino. Devi poter urlare ciò che provi, sentire il sapore di un bacio, respirare il profumo del mare. Tutto uguale, tutto come quella prima volta che ti è rimasta nel cuore. E che vuoi rivivere.

Ma il dolore provocato dal non poter esaudire il tuo desiderio, poco a poco, ti sfinisce. Sai che devi uscire. Spogliare il ricordo dalle illusioni, una volta per tutte.
Lo fai, a malincuore. Ti convinci che è giunta l'ora di disintossicarsi dalla passata felicità.

Ma tanto, lo sai. Prima o poi ci ricadi. E' più forte di te.
Il piacere vissuto mentre stai precipitando... ti ripaga di tutto.

mercoledì 24 ottobre 2012

E' così

Ci sono dei momenti in cui pensi che tutto possa andare storto. Che nulla cambierà. Che proprio ciò che ti fa stare male durerà per sempre, mentre tutto, attorno a te, prende forma e colori differenti.

Inizi a sentire lo stomaco che fa male. Il respiro ti si strozza in gola, sembra quasi di soffocare. Al minimo pensiero, gli occhi diventano rossi, gonfi, umidi. Un calore al petto. Lo senti, è insopportabile. Vorresti urlare, mentre tutto, dentro e fuori, rimane immobile.

Deglutisci. Attorno a te c'è rumore, ma tu senti solo il silenzio.
Un lacerante, infinito silenzio.

Non cambierà niente. Vorresti morire, perché sai che è così.

Ci piace illuderci. Crogiolarci i magnifici sogni, sentire il sapore delle nuvole, volare oltre le stelle, su, sempre più in alto.

Riapri gli occhi. Immobile.

Niente è più doloroso della consapevolezza del sogno... Della sua irrealtà, della sua irraggiungibilità.

venerdì 12 ottobre 2012

Insonnia

Fame, noia, emozione... Tristezza.
Non saprei.
Un mix di stati d'animo che si fonde sapientemente per dar vita a qualcosa di assolutamente sconosciuto, profondo, ignoto. Come mi sento adesso? Sono stanchissima, ho i piedi doloranti e la testa che scoppia... Eppure... Morfeo non mi accoglie tra le sue braccia come dovrebbe.
Forse non sta facendo il suo dovere... O semplicemente io, i miei pensieri, la mia tachicardia... non glielo lasciamo fare.

La cosa più frustrante, è che non so neanche il perché.

giovedì 4 ottobre 2012

Non oggi

Salgo a fatica la scala a chiocciola, ripida, stretta. E' in legno, una di quelle scale lavorate antiche, bellissime quanto scomode. Mi faccio strada fra la polvere, cerco di abituare la mia vista al buio improvviso. Perché non hanno pensato di mettere una luce? 

Salgo l'ultimo gradino. Una porta chiusa, anch'essa di legno, mi divide dall'ignoto.
Mi faccio coraggio. Appoggio la mano tremante sulla maniglia d'ottone, fredda, impolverata. Speriamo non sia chiusa...
L'abbasso. Spingo piano, la mia forza accompagnata da un fastidioso cigolio.
Il cuore batte un po' più forte. Ci siamo.

Entro.

La sensazione è la stessa di quando ho fatto snorkeling a Cozumel, per la prima volta. Batticuore, lunghi respiri per cercare di prendere coraggio. Non sapere cosa mi aspettava sotto quella sottile linea di confine tra il cielo e il mare.
Ma quando i miei occhi si tuffarono dentro quella distesa di acqua e sale... tutto cambiò, come per magia. Un mondo incredibile, meravigliosamente inesplorato si era materializzato davanti a me. Un mondo che non avevo mai avuto l'opportunità di conoscere, e che allora mi stava accogliendo tra le sue braccia rassicuranti.

Oggi, la stessa sensazione.

Un debolissimo fascio di luce si fa strada tra le imposte mal chiuse di una piccola finestra. Granelli di polvere danzano a mezz'aria, donando la materia ad un impercettibile raggio di sole. 
Trattengo il respiro.
Una stanza enorme. Sulla sinistra, giocattoli di ogni genere sono disordinatamente riposti in una scatola di cartone. Ne riconosco qualcuno... ma sì, il banchetto su cui ho imparato a scrivere il mio nome. 
Ora è lì, a terra. La polvere, la sua compagna più fidata.
In fondo, un mobile grande ospita svariati pastori e decorazioni di Natale fatte a mano. A destra scatole, libri, foto. 
Deglutisco. Vorrei accendere la luce, rovistare tra tutti quei ricordi, trovare i miei e adottare quelli dei miei genitori. Mi trattengo.

Sono salita fin qui su per mettere in ordine. Tra poco arriverà papà. Me l'ha chiesto così tante volte...

Faccio un passo indietro, allungo il braccio verso la maniglia. La afferro, la tiro verso di me.
Non ci riesco. Violerei qualcosa di sacro.

Non posso. Non ora.
Sarà per la prossima volta... promesso.

domenica 30 settembre 2012

Un po' di più

Mi sento strana.

Cerco di fare un bel respiro. Niente. Qualcosa mi agita, mi fa sentire instabile.
Forse mi spaventa.

Domani comincerò una nuova vita. Domani farò parte di un altro mondo. Volti nuovi, studi nuovi... tutto diverso. Saremo io e tutto il resto.

E se non fossi pronta? Se non fossi all'altezza?
Domani, il mio primo giorno da universitaria, farò il mio ingresso in una realtà tutta da scoprire.
E' vero, ho paura. L'insicurezza, il timore di un fallimento, mi assalgono.

Eppure, voglio dimostrare a me stessa che non sarà così.

Eppure, nonostante tutto... non vedo l'ora di iniziare.

giovedì 27 settembre 2012

Polvere


Vuoto.

Lo sento, intorno a me, tra le fredde mura di una stanza. La mia stanza.
Appoggio lo scatolo per terra, mi avvicino allo scaffale posto sopra il mio letto. Sfilo piano i quaderni, impilati disordinatamente tra un foglio e l'altro. Dovrei buttarli, tanto ormai non mi servono più.

Non ce la faccio.

La mia più grande malattia, è quella di non riuscire a buttare nulla. So che non è normale, so che non dovrei... eppure è più forte di me. Anche solo sfiorando la superficie di un libro, un foglio, un oggetto, si materializzano di fronte a me immagini passate, nitidissime. Le sento, le posso quasi toccare.
Tutto ciò che è entrato in mio possesso, ormai fa parte di me. Liberandomene, sarebbe come privarsi di un ricordo.

Non voglio dimenticare.

Cadono per terra delle foto. Sento un'improvvisa stretta alla gola nel vedere situazioni passate, che non torneranno. Distolgo lo sguardo, respiro profondamente. Poi le riguardo.

Incredibile.

La foto è l'immagine che racchiude in sè la pura essenza del ricordo. Quegli sguardi, quei sorrisi... Rivivo per un'attimo l'emozione di quello scatto. La faccio mia, la sento mia. Il calore di quegli abbracci, l'allegria di un momento.

Ritorno alla realtà.
Appoggio con cautela quei ricordi nel buio di una scatola di cartone.

Sorrido. Basterà uno sguardo.

Lo sento.

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venerdì 21 settembre 2012

... All'improvviso

 
 
Ammetto che non me lo sarei mai aspettato. Non ora, non adesso. Ma tutti quegli scatoli, ordinatamente impilati nell'ingresso... mi hanno bruscamente riportato alla realtà. Mi sono rivista per un attimo mentre entravo in una casa che profumava ancora di vernice fresca. Respiravo a fondo quella nuova avventura, immaginavo cosa sarebbe cambiato. Riapro gli occhi. Sento che qualcosa sta per iniziare... ma, nel frattempo, ne sta finendo un'altra.
 

In momenti come questi, capisco quanto il tempo corra più veloce di me.

mercoledì 19 settembre 2012

Cambiamenti

Quando gli dèi vogliono punirci, esaudiscono i nostri desideri.
- O. Wilde -

Se posso essere sincera, non avrei mai immaginato di scrivere né tantomeno utilizzare un aforisma del Maestro. Seppur tremendamente capaci di scavare nelle più recondite verità dell'animo umano, sono sempre stata dell'idea che si abusasse un po' troppo di parole così profonde. Ma in questo caso... nel mio caso.... niente ci fu di più calzante.

Troppo spesso, la vita ci pone dinnanzi a scelte che possono cambiare radicalmente il nostro modo di pensare, vedere, agire. Situazioni desiderate sino alla follia, che creano una condizione interiore totalmente votata al raggiungimento di una meta, LA meta. Traguardo che, talvolta, è destinato ad essere squisitamente ideale.
Tutti sanno che la maggior parte dell'esistenza umana è segnata da continui sforzi, sacrifici, nella speranza di rendere la propria permanenza su questa Terra meno terribile di quanto essa si prospetta. Eppure... accade. Come un magnifico fulmine a ciel sereno, la soluzione, quella "meta" tanto bramata piove improvvisamente e si radica con prepotenza di fronte a noi, ad un passo. Eccola... la vedo. La posso quasi toccare, ne percepisco il profumo. L'unica distanza è costituita dalla mancanza di un "sì".

Ora ne ho la certezza: niente è più angosciante di un cambiamento radicale che sta per divenire realtà.

La gioia che ti saresti aspettato nel vedersi concretizzare un folle desiderio è sostituita da un senso di confusione, misto a un soffocante senso di oppressione. Davanti ai tuoi occhi, nella tua mente, iniziano a materializzarsi tutti i possibili "contro". L'entusiasmo della fantasia viene calpestato dalle crude sfaccettature della realtà. Sai per certo che la vita potrebbe cambiare, da un momento all'altro. Solo che ora non hai più scuse... non dipende più dalla fortuna, dai genitori, dai soldi. Dipende da te.

E, credetemi... è più facile sopportare il peso del destino, che quello delle responsabilità.

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