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martedì 29 gennaio 2013

Fasi

Ad una settimana dal mio primo esame universitario, posso finalmente ammetterlo con sicurezza:

sono divisa in due.

Avete capito benissimo, non c'è nessun errore di battitura. Sono letteralmente, completamente divisa in due parti: 

quella che vuole studiare (che in me ha sempre prevalso)
quella che se ne frega saporitamente, senza senso di colpa alcuno.

Situazione insolita e, devo dirlo, non facile da gestire. Capisco che di primo impatto possa sembrare una reazione del tutto normale, soprattutto per chi è abituato a convivere con questo genere di conflitti interiori. Ma per me non lo è. Non lo è per niente.

Sembra che la parte menefreghista del mio essere, per tanto tempo soffocata da orgoglio e fittizie competizioni, stia esplodendo ora, tutta insieme. Ma che gentilezza aspettare proprio il momento peggiore, quello del primo anno di università.

Non potevi farti sentire prima, magari a piccole rate?!

Forse è vero, sto impazzendo. Ma non so che fare, non capisco perché una parte del mio cervello vuole una cosa, e l'altra stia facendo di tutto per mettergli i bastoni fra le ruote.

Perché proprio nel momento in cui la motivazione dovrebbe essere più forte e la voglia di arrivare all'obiettivo dovrebbe accecare tutto il resto, io reagisco in maniera diversa? Ma neanche diversa dagli altri, poiché probabilmente molti si trovano nella stessa mia situazione...

Perché reagisco diversamente da come reagirebbe la ragazza in cui mi riconoscevo in un tempo non così lontano? 

Non ne ho idea. So solo che io tra una settimana ho un esame, il primo della mia vita. E mi sento insicura, piena di dubbi, di incertezze.

E, nonostante tutto, non mi importa.
Spero, almeno per ora.

venerdì 30 novembre 2012

Il piacere

Leggere stralci di un recente passato fa sempre un certo effetto. All'inizio si è mossi solo da curiosità, voglia di evadere da un presente che talvolta ci opprime. L'atto di frugare tra ricordi non lontani ci dà quella giusta dose di malinconia, che non assale, non intristisce, come se una parte di noi fosse ancora legata alla folle convinzione di appartenere a quella nostra realtà che in varie forme ci accingiamo a contemplare. Ci lasciamo trasportare dal piacere donato da un sorriso nostalgico, proteggere da momenti "sicuri", favole scritte di cui già conosciamo il finale. Sensazione meravigliosa ma che, a mio avviso, deve essere limitata entro certi termini. Operazione difficilissima, che richiede una sconfinata forza di volontà che, per definizione, chi si rifugia nel ricordo non possiede. Nel momento in cui ci si chiude in se stessi, ecco che le capacità volitive vengono risucchiate dall'inconscio e vestite di dolci, passate felicità. La mente, illusa e ipnotizzata al tempo stesso, si crogiola nell'idea che quel momento non finirà, che è più comodo e meno doloroso lasciarsi annegare in ciò che è stato, senza riguardo verso ciò che deve ancora essere in quanto difficile, non prevedibile nelle sue sfaccettature più indesiderate che contribuiscono a rendere il tutto un buco nero, profondo, estremamente incerto.

Ed è così che la negazione della realtà ti porta a non vedere cosa si cela sotto quella effimera veste illusoria che copre e ripara il ricordo fresco, vissuto da poco. Si è talmente accecati, talmente presi dalla voglia di rivivere tutti e subito gli istanti che l'hanno composto che non ci si rende conto di quanto l'aver appena lasciato la realtà sia estremamente doloroso, di quanto la consapevolezza di non poterla riafferrare sia tremendamente frustrante.
Inizia ad avanzare il desiderio di tornare indietro, subito, ad ogni costo. Perché è così, te ne rendi conto dopo poco: il piacere, i sorrisi generati dal puro ricordo non bastano più. Come assuefatto da una potente droga, all'improvviso, ne vuoi ancora. Non basta viverlo nella mente. Devi sentire con le tue orecchie, vedere con i tuoi occhi, toccare, sentire il calore della pelle, il gelo della neve, la delicatezza della guancia di un bambino. Devi poter urlare ciò che provi, sentire il sapore di un bacio, respirare il profumo del mare. Tutto uguale, tutto come quella prima volta che ti è rimasta nel cuore. E che vuoi rivivere.

Ma il dolore provocato dal non poter esaudire il tuo desiderio, poco a poco, ti sfinisce. Sai che devi uscire. Spogliare il ricordo dalle illusioni, una volta per tutte.
Lo fai, a malincuore. Ti convinci che è giunta l'ora di disintossicarsi dalla passata felicità.

Ma tanto, lo sai. Prima o poi ci ricadi. E' più forte di te.
Il piacere vissuto mentre stai precipitando... ti ripaga di tutto.

mercoledì 24 ottobre 2012

E' così

Ci sono dei momenti in cui pensi che tutto possa andare storto. Che nulla cambierà. Che proprio ciò che ti fa stare male durerà per sempre, mentre tutto, attorno a te, prende forma e colori differenti.

Inizi a sentire lo stomaco che fa male. Il respiro ti si strozza in gola, sembra quasi di soffocare. Al minimo pensiero, gli occhi diventano rossi, gonfi, umidi. Un calore al petto. Lo senti, è insopportabile. Vorresti urlare, mentre tutto, dentro e fuori, rimane immobile.

Deglutisci. Attorno a te c'è rumore, ma tu senti solo il silenzio.
Un lacerante, infinito silenzio.

Non cambierà niente. Vorresti morire, perché sai che è così.

Ci piace illuderci. Crogiolarci i magnifici sogni, sentire il sapore delle nuvole, volare oltre le stelle, su, sempre più in alto.

Riapri gli occhi. Immobile.

Niente è più doloroso della consapevolezza del sogno... Della sua irrealtà, della sua irraggiungibilità.

domenica 30 settembre 2012

Un po' di più

Mi sento strana.

Cerco di fare un bel respiro. Niente. Qualcosa mi agita, mi fa sentire instabile.
Forse mi spaventa.

Domani comincerò una nuova vita. Domani farò parte di un altro mondo. Volti nuovi, studi nuovi... tutto diverso. Saremo io e tutto il resto.

E se non fossi pronta? Se non fossi all'altezza?
Domani, il mio primo giorno da universitaria, farò il mio ingresso in una realtà tutta da scoprire.
E' vero, ho paura. L'insicurezza, il timore di un fallimento, mi assalgono.

Eppure, voglio dimostrare a me stessa che non sarà così.

Eppure, nonostante tutto... non vedo l'ora di iniziare.

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