Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post

mercoledì 4 marzo 2015

Flashback

Ho appena avuto un flashback.

Siamo a Padova. Sono piccola, avrò meno di 10 anni. Tengo stretta la mano della mamma. Lei è intenta a tenere me, mio fratello Alessio e il suo borsone del calcio, in un perfetto quanto precario equilibrio, di quelli che solo le mamme riescono a mantenere. Ho lasciato la cartella in macchina, non mi importa dei compiti.
Camminiamo a passo svelto. Alessio per fortuna non si deve cambiare, la mamma pensa sempre a mettergli il completino da calcetto prima di uscire di casa, per poi coprirlo adeguatamente per non fargli prendere freddo, soprattutto alla gola. Lo fa anche con me. Lei lo fa sempre.

Poi il flashback fa un balzo in avanti, e io mi ritrovo seduta sulle grandi gradinate del campo da calcio. Guardo Alessio fare i suoi esercizi, e mamma è vicino a me. Scambia qualche parola con le altre signore che hanno accompagnato i propri figli alla lezione. Io le guardo mentre parlano, gesticolano e ridono. Ammiro la mamma mentre riesce ad intrattenere una conversazione di qualsiasi tipo in maniera impeccabile, sorridendo e ascoltando al momento opportuno. La guardo incantata, e penso che da grande vorrei essere come lei.

Poi Alessio finisce. Mamma lo cambia, lo copre, e ci compra la merenda. Se chiudo gli occhi, sento in bocca il sapore di quei piccoli e soffici panini al latte, ripieni di qualcosa che, ancora oggi, non riesco a capire... No, un attimo. I panini appartengono ad un altro ricordo.

Non ha importanza.

Entrambi condividono la stessa felicità. La stessa spensieratezza. Gli stessi sguardi, gli stessi sorrisi.

domenica 1 settembre 2013

(Un)happy end

Non sarà lo stare alzata fino alla mattina successiva ciò che mi mancherà di più. Non saranno il caldo, i pantaloncini corti né la musica ad alto volume. Non i viaggi, non il cielo azzurro, l'abbronzatura o i capelli più chiari. Nulla di tutto questo.
Mi mancherà il mio fratellino, in acqua, quando mi stringeva forte per non stare tutto solo. La sabbia più fresca la sera, gli attimi in cui potevo stare in silenzio, senza aver paura di dover dare spiegazioni. Le parole scambiate con mio fratello, lo sguardo dei miei genitori... Loro, che non hanno bisogno di parole per capire. 
I luoghi della mia infanzia, che mi facevano tornare indietro anche solo guardando fuori dalla finestra.
Mi mancheranno le stelle, le mie sere passate a confidarmi con loro.
Mi mancherà l'unicità di quei momenti... e l'illusione che essi possano davvero durare per sempre.

venerdì 31 maggio 2013

Briciole

Non resta nulla.

Guardati indietro. Afferra quel ricordo. Stringi quell'emozione. Illuminati di quel sorriso.

Ora torna qui.
Svanito. Tutto.
Rimani solo tu. E quella solitudine che ti assale.

I ricordi fanno male. Annebbiano, sfiniscono.

Quasi quasi non mi affeziono più.

sabato 13 aprile 2013

Mancanza

Quante volte ci siamo spinti a sentire la mancanza di qualcosa che mai abbiamo ottenuto? Sensazione strana, insolita, non certo delle più piacevoli.
Credo che dopo tanto tempo di prolungate mancanze si arrivi a un punto in cui la mente, assuefatta da un unico, costante pensiero, si abitui all'idea di averlo perso, di aver perso quell'occasione, quel sentimento. Si è spinti da un desiderio tanto intenso da far credere a noi stessi che, un tempo, esso si è realizzato e che il suo oggetto sia stato realmente nostro. Una fantasia reale, un'illusione così potente da raggirare anche ciò che di più razionale è rimasto in noi. Splendida favola, il cui finale consiste in un dolorosissimo distacco, sempre e comunque.
Solo ora ne percepiamo l'assenza.
Ora sentiamo di essere veramente soli perché anche l'illusione ci ha abbandonato. Ancorati ad una realtà che incessantemente cerchiamo di fuggire, soffriamo per qualcosa che non è mai esistito, un'emozione mai provata, una situazione mai vissuta. Eppure è li, vivida in noi.
Il dolore della mai presenza supera qualsiasi altro. E ci fa sentire grigi, vuoti... Dannatamente incompleti.

venerdì 30 novembre 2012

Il piacere

Leggere stralci di un recente passato fa sempre un certo effetto. All'inizio si è mossi solo da curiosità, voglia di evadere da un presente che talvolta ci opprime. L'atto di frugare tra ricordi non lontani ci dà quella giusta dose di malinconia, che non assale, non intristisce, come se una parte di noi fosse ancora legata alla folle convinzione di appartenere a quella nostra realtà che in varie forme ci accingiamo a contemplare. Ci lasciamo trasportare dal piacere donato da un sorriso nostalgico, proteggere da momenti "sicuri", favole scritte di cui già conosciamo il finale. Sensazione meravigliosa ma che, a mio avviso, deve essere limitata entro certi termini. Operazione difficilissima, che richiede una sconfinata forza di volontà che, per definizione, chi si rifugia nel ricordo non possiede. Nel momento in cui ci si chiude in se stessi, ecco che le capacità volitive vengono risucchiate dall'inconscio e vestite di dolci, passate felicità. La mente, illusa e ipnotizzata al tempo stesso, si crogiola nell'idea che quel momento non finirà, che è più comodo e meno doloroso lasciarsi annegare in ciò che è stato, senza riguardo verso ciò che deve ancora essere in quanto difficile, non prevedibile nelle sue sfaccettature più indesiderate che contribuiscono a rendere il tutto un buco nero, profondo, estremamente incerto.

Ed è così che la negazione della realtà ti porta a non vedere cosa si cela sotto quella effimera veste illusoria che copre e ripara il ricordo fresco, vissuto da poco. Si è talmente accecati, talmente presi dalla voglia di rivivere tutti e subito gli istanti che l'hanno composto che non ci si rende conto di quanto l'aver appena lasciato la realtà sia estremamente doloroso, di quanto la consapevolezza di non poterla riafferrare sia tremendamente frustrante.
Inizia ad avanzare il desiderio di tornare indietro, subito, ad ogni costo. Perché è così, te ne rendi conto dopo poco: il piacere, i sorrisi generati dal puro ricordo non bastano più. Come assuefatto da una potente droga, all'improvviso, ne vuoi ancora. Non basta viverlo nella mente. Devi sentire con le tue orecchie, vedere con i tuoi occhi, toccare, sentire il calore della pelle, il gelo della neve, la delicatezza della guancia di un bambino. Devi poter urlare ciò che provi, sentire il sapore di un bacio, respirare il profumo del mare. Tutto uguale, tutto come quella prima volta che ti è rimasta nel cuore. E che vuoi rivivere.

Ma il dolore provocato dal non poter esaudire il tuo desiderio, poco a poco, ti sfinisce. Sai che devi uscire. Spogliare il ricordo dalle illusioni, una volta per tutte.
Lo fai, a malincuore. Ti convinci che è giunta l'ora di disintossicarsi dalla passata felicità.

Ma tanto, lo sai. Prima o poi ci ricadi. E' più forte di te.
Il piacere vissuto mentre stai precipitando... ti ripaga di tutto.

giovedì 4 ottobre 2012

Non oggi

Salgo a fatica la scala a chiocciola, ripida, stretta. E' in legno, una di quelle scale lavorate antiche, bellissime quanto scomode. Mi faccio strada fra la polvere, cerco di abituare la mia vista al buio improvviso. Perché non hanno pensato di mettere una luce? 

Salgo l'ultimo gradino. Una porta chiusa, anch'essa di legno, mi divide dall'ignoto.
Mi faccio coraggio. Appoggio la mano tremante sulla maniglia d'ottone, fredda, impolverata. Speriamo non sia chiusa...
L'abbasso. Spingo piano, la mia forza accompagnata da un fastidioso cigolio.
Il cuore batte un po' più forte. Ci siamo.

Entro.

La sensazione è la stessa di quando ho fatto snorkeling a Cozumel, per la prima volta. Batticuore, lunghi respiri per cercare di prendere coraggio. Non sapere cosa mi aspettava sotto quella sottile linea di confine tra il cielo e il mare.
Ma quando i miei occhi si tuffarono dentro quella distesa di acqua e sale... tutto cambiò, come per magia. Un mondo incredibile, meravigliosamente inesplorato si era materializzato davanti a me. Un mondo che non avevo mai avuto l'opportunità di conoscere, e che allora mi stava accogliendo tra le sue braccia rassicuranti.

Oggi, la stessa sensazione.

Un debolissimo fascio di luce si fa strada tra le imposte mal chiuse di una piccola finestra. Granelli di polvere danzano a mezz'aria, donando la materia ad un impercettibile raggio di sole. 
Trattengo il respiro.
Una stanza enorme. Sulla sinistra, giocattoli di ogni genere sono disordinatamente riposti in una scatola di cartone. Ne riconosco qualcuno... ma sì, il banchetto su cui ho imparato a scrivere il mio nome. 
Ora è lì, a terra. La polvere, la sua compagna più fidata.
In fondo, un mobile grande ospita svariati pastori e decorazioni di Natale fatte a mano. A destra scatole, libri, foto. 
Deglutisco. Vorrei accendere la luce, rovistare tra tutti quei ricordi, trovare i miei e adottare quelli dei miei genitori. Mi trattengo.

Sono salita fin qui su per mettere in ordine. Tra poco arriverà papà. Me l'ha chiesto così tante volte...

Faccio un passo indietro, allungo il braccio verso la maniglia. La afferro, la tiro verso di me.
Non ci riesco. Violerei qualcosa di sacro.

Non posso. Non ora.
Sarà per la prossima volta... promesso.

giovedì 27 settembre 2012

Polvere


Vuoto.

Lo sento, intorno a me, tra le fredde mura di una stanza. La mia stanza.
Appoggio lo scatolo per terra, mi avvicino allo scaffale posto sopra il mio letto. Sfilo piano i quaderni, impilati disordinatamente tra un foglio e l'altro. Dovrei buttarli, tanto ormai non mi servono più.

Non ce la faccio.

La mia più grande malattia, è quella di non riuscire a buttare nulla. So che non è normale, so che non dovrei... eppure è più forte di me. Anche solo sfiorando la superficie di un libro, un foglio, un oggetto, si materializzano di fronte a me immagini passate, nitidissime. Le sento, le posso quasi toccare.
Tutto ciò che è entrato in mio possesso, ormai fa parte di me. Liberandomene, sarebbe come privarsi di un ricordo.

Non voglio dimenticare.

Cadono per terra delle foto. Sento un'improvvisa stretta alla gola nel vedere situazioni passate, che non torneranno. Distolgo lo sguardo, respiro profondamente. Poi le riguardo.

Incredibile.

La foto è l'immagine che racchiude in sè la pura essenza del ricordo. Quegli sguardi, quei sorrisi... Rivivo per un'attimo l'emozione di quello scatto. La faccio mia, la sento mia. Il calore di quegli abbracci, l'allegria di un momento.

Ritorno alla realtà.
Appoggio con cautela quei ricordi nel buio di una scatola di cartone.

Sorrido. Basterà uno sguardo.

Lo sento.

Aggregatore notizie RSS

mercoledì 19 settembre 2012

Cambiamenti

Quando gli dèi vogliono punirci, esaudiscono i nostri desideri.
- O. Wilde -

Se posso essere sincera, non avrei mai immaginato di scrivere né tantomeno utilizzare un aforisma del Maestro. Seppur tremendamente capaci di scavare nelle più recondite verità dell'animo umano, sono sempre stata dell'idea che si abusasse un po' troppo di parole così profonde. Ma in questo caso... nel mio caso.... niente ci fu di più calzante.

Troppo spesso, la vita ci pone dinnanzi a scelte che possono cambiare radicalmente il nostro modo di pensare, vedere, agire. Situazioni desiderate sino alla follia, che creano una condizione interiore totalmente votata al raggiungimento di una meta, LA meta. Traguardo che, talvolta, è destinato ad essere squisitamente ideale.
Tutti sanno che la maggior parte dell'esistenza umana è segnata da continui sforzi, sacrifici, nella speranza di rendere la propria permanenza su questa Terra meno terribile di quanto essa si prospetta. Eppure... accade. Come un magnifico fulmine a ciel sereno, la soluzione, quella "meta" tanto bramata piove improvvisamente e si radica con prepotenza di fronte a noi, ad un passo. Eccola... la vedo. La posso quasi toccare, ne percepisco il profumo. L'unica distanza è costituita dalla mancanza di un "sì".

Ora ne ho la certezza: niente è più angosciante di un cambiamento radicale che sta per divenire realtà.

La gioia che ti saresti aspettato nel vedersi concretizzare un folle desiderio è sostituita da un senso di confusione, misto a un soffocante senso di oppressione. Davanti ai tuoi occhi, nella tua mente, iniziano a materializzarsi tutti i possibili "contro". L'entusiasmo della fantasia viene calpestato dalle crude sfaccettature della realtà. Sai per certo che la vita potrebbe cambiare, da un momento all'altro. Solo che ora non hai più scuse... non dipende più dalla fortuna, dai genitori, dai soldi. Dipende da te.

E, credetemi... è più facile sopportare il peso del destino, che quello delle responsabilità.

domenica 16 settembre 2012

Settembre

Le sere di settembre sono le più strane. Senti l'aria, fresca e leggera, accarezzarti dolcemente la pelle. Ti fa sentire bene, più sollevato, cullato da uno sconosciuto, rasserenante senso di libertà. La respiri, la fai tua... E improvvisamente, accade. Lo senti ma, all'inizio, non lo riconosci. Ti inebria, ti travolge. Quel profumo... Un misto di emozioni, passate e future. Ti dà malinconia e speranza al tempo stesso.

L'aria delle sere di settembre profuma di un'estate che sfiorisce. Profuma di ricordi, ma anche del tepore di un camino.
Chiudi gli occhi. Cerchi di imprimere nella memoria quel profumo. Li riapri.

In cuor tuo, sai già che non c'è più.

Translate