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sabato 21 giugno 2014

Sofferenza in saldo

In questi giorni, devo ammetterlo, i telegiornali mi disgustano.

Mi disgustano tutte quelle trasmissioni che parlano del caso di Yara così, per fare audience. Non per informazione, né tantomeno per aiutare chi sta indagando per cercare la verità. Solo per soddisfare la fame di milioni di appassionati di gialli e cronaca nera.

Una ragazzina è morta. Veramente, però. Un uomo l'ha uccisa. 
Veramente. 
Dei genitori hanno sofferto, e soffrono tutt'ora. Il loro dolore è vero, e nulla al mondo lo potrà mai cancellare.

Non siamo in un romanzo di Agatha Christie. 

Ovviamente Yara è un esempio, perché prima e dopo di lei ce ne sono stati tanti. I media non risparmiano nessuno, e il pubblico non è da meno. Fiction scritte col sangue, lacrime vere e nessun copione da seguire. La gente vuole una storia, e quale storia è migliore della realtà?

Basta. Basta, vi prego. Non c'è nessuna informazione nel ripetere ogni giorno in maniera più accattivante i risvolti di una stessa tragedia. Si ripropone sempre lo stesso dolore. 
E non c'è alcun rispetto per chi soffre davvero.

venerdì 24 maggio 2013

Via

Lo so, manco da un po'. Un po' tanto, in verità. Vorrei provare a giustificarmi, anche se nessuna scusa potrebbe mai sembrare plausibile. Veramente non ho mai trovato un solo momento, nemmeno uno, per scrivere una qualsiasi cosa sul blog? Se lo affermassi, mentirei.

Ci sono periodi in cui non si riesce nemmeno ad ammettere a se stessi quello che si prova. Si ha paura di un giudizio, di un rimprovero della coscienza. "Perché mi sento così? Perché non voglio guardarmi allo specchio e dirmi in faccia cosa penso?" Trovare risposta a domande simili è complicato. Richiede tempo, silenzio, voglia di ammettere i sentimenti più scomodi. Ci vuole un gran coraggio.
E quindi, che si fa?

Si evade.

TV, facebook, cibo. Ognuno ha il suo. Si "sgombra la mente". Si smette di pensare. Ci si accascia sul divano, si prende la bacchetta magica e si sfilano i pensieri, uno ad uno. Ci si svuota dei problemi, della tristezza. La solitudine si riempie di quel mondo meraviglioso, surreale, mondo di cui noi siamo affascinanti protagonisti. Sembra quasi di innamorarsi con Julia Roberts, o di segnare insieme a Ronaldo. Abbiamo tanti amici, tutti che ci mandano cuoricini e che ci vogliono bene. Siamo belli in quelle foto, siamo popolari con tutti quei "mi piace". E poi, cosa cambia se mangio quel panino o meno? Sono felice ora, questo è l'importante.

Basta poco perché la magia svanisca. Ci accorgiamo che sono passate più di due ore.
Usciamo dalla bolla.

Come mi sento ora, dopo aver vissuto per finta?

Vuota.



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